Willy De Ville - Pistola (2008)

In trenta anni di carriera, Willy De Ville ha inciso 15 album (antologie escluse), e dopo quattro anni da “Crow Jane Alley” incide questo lavoro “Pistola” (chissà perché in italiano) confermando ancora una volta il suo personale stile musicale.
L’album anche se con qualche discontinuità, e quindi imperfetto, conserva lo spirito del musicista misterioso, enigmatico e sorprendente.
De Ville, pirata metropolitano non solo nella fisicità ma soprattutto nella sua musica, “rapisce” i generi più diversi che sono il blues, il rhythm & blues, il cajun, il rock’n ‘roll e li mischia allo stesso tempo con il soul e il sound gitano, sonorità che indiscutibilmente gli appartengono e che sono diventate il suo marchio di fabbrica.
I dieci brani che compongono l’album anche se tra loro eterogenei, sono legati da un filo conduttore che è: la sua profonda voce e l’ arrangiamento geniale, entrambi dimostrazione della sua grande personalità.
Willy a cinquantasette anni continua a fare grande musica e anche se non raggiunge gli alti livelli sonori di “Backstreet of Desire” (1993) e di
“Miracle” (1987), riesce comunque a inventarsi grandi ballate, a rileggere classici brani del passato, a fare un bel disco di rock e blues, musica latina e gospel, sempre creativo e originale.
3,5/5

Anton Gaudì

La bellezza è lo splendore della verità. L’arte è bellezza, quindi senza verità non c’è arte. Per conoscerla bisogna guardare al creato. Anton Gaudì

Impermanenza

Niente rimane uguale per due momenti consecutivi. Eraclito sosteneva che non possiamo mai bagnarci due volte nello stesso fiume. Confucio, osservando la corrente, disse: “Scorre incessantemente, giorno e notte”. Il Budda ci ha esortato a non limitarci a parlare dell’impermanenza, ma ad usarla come strumento per aiutarci a penetrare profondamente nella realtà e ottenere una visione interiore liberatoria. Potremmo essere tentati di dire che la sofferenza esiste perché le cose sono impermanenti.
Ma il Budda ci ha incoraggiato a dare un ulteriore sguardo. Senza l’impermanenza la vita non sarebbe possibile. Come potremmo trasformare le nostre sofferenze se le cose non fossero mutevoli? Come potrebbe tua figlia trasformarsi in una splendida, giovane donna? Come potrebbero migliorare le condizioni del mondo? Abbiamo bisogno della mutevolezza perché ci sia giustizia sociale e speranza.

Se tu soffri, non è perché le cose sono impermanenti. Soffri perché credi che le cose siano durevoli. Se muore un fiore, tu non soffri molto, perché capisci che i fiori sono impermanenti, ma non riesci ad accettare l’impermanenza della tua amata, e soffri profondamente quando lei ti lascia.
Se guardi a fondo dentro all’impermanenza, farai del tuo meglio per renderla felice proprio ora, in questo momento. Consapevole dell’impermanenza, diventi positivo, amorevole e saggio. Impermanenza significa “buone nuove”. Senza impermanenza, nulla sarebbe possibile. Con l’impermanenza, ogni porta è lasciata aperta per il cambiamento.
L’impermanenza è uno strumento per la nostra liberazione. (Thich Nhat Hanh)

Digital Audio Search

Digital Audio Search è un ulteriore e interessante motore di ricerca di files audio Mp3.
Questo servizio ci consente di trovare gli Mp3 reperibili in rete, attraverso parole chiave (meglio se fornite in lingua inglese). Inoltre ci fornisce parecchi risultati tra cui : le informazioni sui files, chi gli ha realizzati, i link ai siti di provenienza ed il download diretto delle risorse, e, se non bastasse, il servizio ci da la possibilità di effettuare una ricerca avanzata per ”bitrate” (kbps), il valore che indica la velocità di trasmissione e quindi qualità dei files. Tra i migliori motori mp3.
via [freeonline]

Le foto di Markham Johnson

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Ebony cuts rare disco

Viaggio virtuale tra i migliori siti-riviste-on-line, che trattano di arte-cultura-design-tendenza-etc.
La collezione di vinili, numericamente parlando, che vorrei avere! Provate a contarli!

n°2/100 - http://www.ebonycuts.com

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Musica d’Africa #3

(leggi prima parte e seconda parte) Musicisti della Guinea, dello Zaire, del Senegal, dello Zimbabwe, del Camerun, della Nigeria, del Sudafrica, hanno cominciato a farsi conoscere dal giovane pubblico del rock e del pop. Si parla di “musica africana”, ma il termine è davvero troppo generico per poter definire un insieme di suoni, stili, generi, enormemente diversificato, con stili che variano da regione a regione. Musica che getta un ideale ponte tra tradizione e modernità, savane e grattacieli, tra nuova comunicazione elettronica e ritmo ancestrale.
E’ la chitarra elettrica il principale strumento che ha giocato un ruolo vitale nel modellare la musica urbana in tutto il mondo e, soprattutto, in Africa. L’arrivo degli strumenti elettrici ha creato nella musicale “Madre Africa”, una vera e propria esplosione di creatività, di vitalità e di tecnica che ha impressionato il mondo intero.
Il percorso della “nuova ondata” africana che ha pian piano invaso l’occidente, è iniziato alla fine degli anni Sessanta, quando, prima con Tom Hark e poi soprattutto con Miriam Makeba e Hugh Masekela, le canzoni e i ritmi della nuova Africa hanno cominciato a scalare le classifiche di vendita. Il rock viene rapidamente affascinato dalla giovane musica dell’Africa, come testimoniano i primi “viaggi” di personaggi come Ginger Baker dei Cream o Brian Jones dei Rolling Stones, che realizzano dischi con musicisti africani. Ma sono personaggi come Manu Dibango con Soul Makossa e i ghaniani Osibisa, che mettono insieme armonie africane, ritmi e atmosfere del jazz, del soul, della canzone e del pop, seguiti a breve distanza dal “black president” Fela Kuti. La grande esplosione dell’ “african pop” è comunque avvenuta negli anni Ottanta, in parte dovuta al grande successo ottenuto da Bob Marley e dal reggae. (terza parte) (continua) (suggerimenti di G. Castaldo)

Music Artist Cloud

In Music Artist Cloud basta digitare il nome di un artista e verrà generato una tag cloud con artisti simili. Di questi vari artisti avremo una serie di video e di informazioni. via [saguarovideo]

Questa versione acustica di Sweet Jane è unica per la suggestione che crea, la miglior versione che sia mai stata fatta (anche lo stesso Lou Reed lo dichiarerà). Leggi la mia recensione .

Meme Islandese

Credo sia il primo meme a cui partecipo, l’invito mi è stato rivolto da Suburbia ed è effettivamente molto carino, soprattutto per il fatto che ho una simpatia particolare per l’Islanda e gli islandesi. L’idea originaria è partita da questo blogger bolzanino e si tratta di andare nella Top Posts di WP in lingua islandese, scegliere il post che più ci aggrada e postargli un commento rigorosamente in italiano, e ripetete la procedura per tre volte.
Io ho commentato questi:
noola, kristjans, e asalbg e passo il meme a: Deadpoetpaloz, Surrealsociedad, Versione beta, Stelle cadenti, Vite digitali e Errebi.

Wiki Democracy

Volete attivarvi politicamente? Ora c’è Wiki Democracy, un mattoncino costitutivo di Wikipedia, così com’è presentato nel sito web. In questo spazio una volta iscritti (con la preferenza di un partito) avrete la possibilità di proporre contenuti ed iniziative di qualsiasi genere, nonché prodigarvi alla stesura di programmi politici. Le azioni e le idee provenendo direttamente dal basso non hanno nessun controllo da parte dei partiti politici che, però almeno in teoria dovrebbero tenerne conto.
Questa idea è venuta a Stefano Quintarelli, autorevole blogger e imprenditore nelle telecomunicazioni, e nasce da una discussione proprio sul suo blog. E’ stata poi plasmata come un Wiki di Wikipedia, così presentato dallo stesso sito Web: “Un sito web che può essere modificato dai suoi utilizzatori e i cui contenuti sono sviluppati in collaborazione da tutti quelli che ne hanno accesso, come in un forum. La modifica dei contenuti è aperta e libera, e viene registrata in una cronologia permettendo in caso di necessità di riportare la parte interessata alla versione precedente; lo scopo è quello di condividere, scambiare immagazzinare e ottimizzare la conoscenza in modo collaborativo. Il termine wiki indica anche il software collaborativo utilizzato per creare il sito web”.
Per saperne di più leggete il Blog “Scene Digitali” di Vittorio Zambardino.
Cliccando sull’icona sarete indirizzati sull’ “about” del sito.

Resn design studio

Viaggio virtuale tra i migliori siti-riviste-on-line, che trattano di arte-cultura-design-tendenza-etc. Visiteremo un mondo dove la fantasia, l’abilità, il talento di artisti a volte sconosciuti ci porteranno su territori inesplorati.


n°1/100 - http://www.resn.co.nz -

Le migliori foto naturalistiche del 2007

La “Photographer of the Year award” in alleanza con la “National Wildlife Federation”, la più grande organizzazione no-profit dell’ America del Nord, ha creato questo concorso sulla fotografia naturalistica. Lo scopo è quello di informare ed educare il pubblico sui problemi ambientali.
Il vincitore del 2007 è Howard Ruby, un fotografo e avvocato, Presidente della Oakwood Worldwide, Ruby si è prodigato per attuare piani per la riduzione dei gas a effetto serra ma soprattutto sostiene la missione di portare la consapevolezza del cambiamento climatico attraverso la fotografia e il suo slancio educativo.
Questo è il suo sito.

Jimi Hendrix

Di sicuro una cosa c’è: un prima e un dopo Hendrix.
Jimi Hendrix irruppe sulla scena del rock come una meteora incandescente che trasformò l’idea stessa della chitarra elettrica. A tutti gli effetti è stato un musicista simbolo di quegli anni. Nessuno meglio di lui ha incarnato un tratto ineliminabile degli anni Sessanta, ovvero quella sensazione di rincorsa creativa. Tutto correva, i cambiamenti sembravano a portata di mano, gli eventi si succedevano ad un ritmo febbrile. Questa ebbrezza collettiva, Hendrix cercò di interpretarla in una stravolta improvvisazione sonora. I suoi “voli” solistici sembravano sfuggire ai consueti piani narrativi musicali. Le sue invenzioni, i furori creativi, le visioni folgoranti, imponevano continue sfaccettature. Sempre “in fuga” tra progetto e spontaneità, caos e ordine, allo stesso tempo.
Capirne oggi la portata è più difficile, perché ormai tutto è già stato assimilato, digerito, trasformato in ovvio, ma, se pensiamo a quel tempo, quando per la prima volta ci si rese conto del suo “potere”, il suono di quella chitarra dal sapore del nuovo, è assai diverso. Jimi Hendrix ebbe la forza e la capacità di raccogliere il blues fin dove là era arrivato e di scaraventarlo nel futuro.
La sua è stata una corsa sfrenata, sregolata, il clichè dell’artista votato all’autodistruzione, tipico del passaggio tra i sessanta e i settanta.
Hendrix, meticcio come il rock, nero e bianco allo stesso tempo, era padrone di una tecnica stupefacente, il blues scorreva liberamente tra le corde della sua chitarra e cosciente di questo stette al gioco infiammando le platee con un repertorio coreografico che diventò parte integrante del suo mito. La sua Fender Stratocaster era, di volta in volta, la proiezione del suo membro, compagna di torridi amplessi elettrici, suonata coi denti, i gomiti, gli abiti etc. Hendrix aprì la strada ad un utilizzo totale dello strumento, rivelando ai chitarristi nuove possibilità, più funzioni: accompagnamento ritmico, assoli, pure sonorità.
Gli sono bastati tre dischi, a parte le miriadi d’incisioni collaterali, per fissare questa rivoluzione. Tre album che non assomigliavano a nulla di conosciuto, tre dischi dove il rock stesso abbatteva con fulminea rapidità i propri confini. Hendrix partiva dal blues e lo trasformava, mettendo insieme jazz e canzone, rock e rumore, fondendo l’arte dell’improvvisazione propria dei grandi del jazz, a quella del rock. Hendrix sognava, immaginava, non si limitava a suonare. Era un musicista solo, visionario, creativo, pronto a volare sempre più in alto, a bruciarsi le ali con ignote prospettive, capace di abbandonare anche quel rock che gli aveva dato energia, denaro, successo.

Ffffound!

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Nel sito si trova tanto materiale anche di qualità, gli appassionati di immagini avranno modo di visionare foto, illustrazioni, vignette ed esperimenti vari.
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Decidere

Che lo si voglia o no, vivere è decidere. Ogni singolo minuto e forse anche ogni singolo istante trascorso ad occhi aperti, ci obbliga a prendere delle decisioni. Quella di non far niente, oppure quella opposta di cambiare il mondo, sempre decisioni sono. Tuttavia queste stesse decisioni una volta tradotte in pensieri, parole o azioni sono cause che producono l’effetto di influenzare invariabilmente il corso di una vita.
La salute è più importante della ricchezza, banale vero? ma quante volte lo dimentichiamo? quante volte decidiamo di voler vivere sani? Di solito capita quando tocchiamo “il fondo”, quando abbiamo paura di star male, quando abbiamo paura di soffrire. Quando questi pensieri attanagliano la nostra mente, quando prendono il sopravvento su tutto, allora capiamo che bisogna cambiare, bisogna decidere.
Se vivere è decidere, decidere bene significa vivere bene. Peccato che decidere bene possa spesso rivelarsi difficilissimo: è vero che la saggezza è (in parte) fatta anche di riflessioni, conoscenze e esperienze. Ma a volte le esperienze del passato sono del tutto inutili, di fronte alla realtà che muta continuamente. A molti piacerebbe avere un manuale da seguire ciecamente, per assumere questa o quella decisione. Peccato che un libro del genere non esista.
L’unica cosa allora è la capacità di capire, momento per momento, ciò che è giusto e scegliere la cosa migliore da fare è indispensabile per vivere bene. Per fortuna dentro di noi, ne esiste una riserva inesauribile, basta solo volere attingere.