Archivio mensile:febbraio 2007

Cowboy Junkies – The Trinity session (1988)

Questo secondo disco dei tre fratelli canadesi Timmins; Margo alla voce, Peter alla batteria, John alla chitarra, più A. Anton al basso e J. Bird al mandolino e armonica, resta senza dubbio il disco più bello e suggestivo che abbiano inciso.
The trinity session è inciso dal vivo, in presa diretta, in una chiesa di Toronto (Holy Trinity) nel novembre del ’87.
La principale peculiarità che il disco riesce a trasmettere è l’atmosfera tenue e rarefatta. Il suono prodotto è esclusivamente acustico, gli strumenti; chitarre, steel guitar, armonica, violino e fisarmonica, la voce quasi flebile di Margo (è una donna) fanno di quest’album un’opera splendida, da avere nella nostra raccolta musicale.
Il primo brano “Minin for gold” crea subito una atmosfera magica, che già ci fa capire con che “genere” musicale abbiamo a che fare. Il secondo “Misguided angel” leggermente più country, ma molto personale, con armonica in evidenza, comincia già a farci “scaldare”. A seguire la famosa “Blu moon” famosa cover, eseguita in maniera originalissima, non ci fa rimpiangere l’originale versione. I don’t get it prosegue con questo suono magico per poi farci sentire “I so lonesome” di Hank Williams, splendida versione, malinconica e ancora una volta originale. Il sesto brano “To love is to bury” ci rende ormai conto che questo è un album innovativo. “200 more miles” è una ballata sempre sullo stile country/cowboy junkies, si perché ormai a questo punto si può già parlare di “marchio” C.J. L’ottavo pezzo rende omaggio a Patsy Cline, ma è con Sweet Jane che i cowboy raggiungono l’apice in questo disco. Questa versione acustica è unica per la suggestione che crea, la miglior versione che sia mai stata fatta (anche lo stesso Lou Reed lo dichiarerà), con questo brano la band dimostra che ormai e definitivamente una band di valore. Chiudono l’album altri due brani, rispettivamente; Postcard blues e Walking after midnight, che si mantengono nell’ordine di idee delle precedenti e quindi ancora due brani sussurrati e notturni (dichiarerà Margo, che la loro musica è da ascoltarsi alle tre di mattina).
Conclusione: Trinity Sessions è un album “diverso”, una raccolta di ballate sussurrate e atmosferiche. Ciò che rende unici i loro brani è che vengono rallentati quasi fino all’osso, soffocati impreziositi e snaturati. Ed è questo che ne fa di loro un marchio di fabbrica.
4/5

Cowboy Junkies – The Trinity session (1988)

Questo secondo disco dei tre fratelli canadesi Timmins; Margo alla voce, Peter alla batteria, John alla chitarra, più A. Anton al basso e J. Bird al mandolino e armonica, resta senza dubbio il disco più bello e suggestivo che abbiano inciso.
The trinity session è inciso dal vivo, in presa diretta, in una chiesa di Toronto (Holy Trinity) nel novembre del ’87.
La principale peculiarità che il disco riesce a trasmettere è l’atmosfera tenue e rarefatta. Il suono prodotto è esclusivamente acustico, gli strumenti; chitarre, steel guitar, armonica, violino e fisarmonica, la voce quasi flebile di Margo (è una donna) fanno di quest’album un’opera splendida, da avere nella nostra raccolta musicale.
Il primo brano “Minin for gold” crea subito una atmosfera magica, che già ci fa capire con che “genere” musicale abbiamo a che fare. Il secondo “Misguided angel” leggermente più country, ma molto personale, con armonica in evidenza, comincia già a farci “scaldare”. A seguire la famosa “Blu moon” famosa cover, eseguita in maniera originalissima, non ci fa rimpiangere l’originale versione. I don’t get it prosegue con questo suono magico per poi farci sentire “I so lonesome” di Hank Williams, splendida versione, malinconica e ancora una volta originale. Il sesto brano “To love is to bury” ci rende ormai conto che questo è un album innovativo. “200 more miles” è una ballata sempre sullo stile country/cowboy junkies, si perché ormai a questo punto si può già parlare di “marchio” C.J. L’ottavo pezzo rende omaggio a Patsy Cline, ma è con Sweet Jane che i cowboy raggiungono l’apice in questo disco. Questa versione acustica è unica per la suggestione che crea, la miglior versione che sia mai stata fatta (anche lo stesso Lou Reed lo dichiarerà), con questo brano la band dimostra che ormai e definitivamente una band di valore. Chiudono l’album altri due brani, rispettivamente; Postcard blues e Walking after midnight, che si mantengono nell’ordine di idee delle precedenti e quindi ancora due brani sussurrati e notturni (dichiarerà Margo, che la loro musica è da ascoltarsi alle tre di mattina).
Conclusione: Trinity Sessions è un album “diverso”, una raccolta di ballate sussurrate e atmosferiche. Ciò che rende unici i loro brani è che vengono rallentati quasi fino all’osso, soffocati impreziositi e snaturati. Ed è questo che ne fa di loro un marchio di fabbrica.
4/5

Cowboy Junkies – The Trinity session (1988)

Questo secondo disco dei tre fratelli canadesi Timmins; Margo alla voce, Peter alla batteria, John alla chitarra, più A. Anton al basso e J. Bird al mandolino e armonica, resta senza dubbio il disco più bello e suggestivo che abbiano inciso.
The trinity session è inciso dal vivo, in presa diretta, in una chiesa di Toronto (Holy Trinity) nel novembre del ’87.
La principale peculiarità che il disco riesce a trasmettere è l’atmosfera tenue e rarefatta. Il suono prodotto è esclusivamente acustico, gli strumenti; chitarre, steel guitar, armonica, violino e fisarmonica, la voce quasi flebile di Margo (è una donna) fanno di quest’album un’opera splendida, da avere nella nostra raccolta musicale.
Il primo brano “Minin for gold” crea subito una atmosfera magica, che già ci fa capire con che “genere” musicale abbiamo a che fare. Il secondo “Misguided angel” leggermente più country, ma molto personale, con armonica in evidenza, comincia già a farci “scaldare”. A seguire la famosa “Blu moon” famosa cover, eseguita in maniera originalissima, non ci fa rimpiangere l’originale versione. I don’t get it prosegue con questo suono magico per poi farci sentire “I so lonesome” di Hank Williams, splendida versione, malinconica e ancora una volta originale. Il sesto brano “To love is to bury” ci rende ormai conto che questo è un album innovativo. “200 more miles” è una ballata sempre sullo stile country/cowboy junkies, si perché ormai a questo punto si può già parlare di “marchio” C.J. L’ottavo pezzo rende omaggio a Patsy Cline, ma è con Sweet Jane che i cowboy raggiungono l’apice in questo disco. Questa versione acustica è unica per la suggestione che crea, la miglior versione che sia mai stata fatta (anche lo stesso Lou Reed lo dichiarerà), con questo brano la band dimostra che ormai e definitivamente una band di valore. Chiudono l’album altri due brani, rispettivamente; Postcard blues e Walking after midnight, che si mantengono nell’ordine di idee delle precedenti e quindi ancora due brani sussurrati e notturni (dichiarerà Margo, che la loro musica è da ascoltarsi alle tre di mattina).
Conclusione: Trinity Sessions è un album “diverso”, una raccolta di ballate sussurrate e atmosferiche. Ciò che rende unici i loro brani è che vengono rallentati quasi fino all’osso, soffocati impreziositi e snaturati. Ed è questo che ne fa di loro un marchio di fabbrica.
4/5

Cowboy Junkies – The Trinity session (1988)

Questo secondo disco dei tre fratelli canadesi Timmins; Margo alla voce, Peter alla batteria, John alla chitarra, più A. Anton al basso e J. Bird al mandolino e armonica, resta senza dubbio il disco più bello e suggestivo che abbiano inciso.
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The trinity session è inciso dal vivo, in presa diretta, in una chiesa di Toronto (Holy Trinity) nel novembre del ’87.
La principale peculiarità che il disco riesce a trasmettere è l’atmosfera tenue e rarefatta. Il suono prodotto è esclusivamente acustico, gli strumenti; chitarre, steel guitar, armonica, violino e fisarmonica, la voce quasi flebile di Margo (è una donna) fanno di quest’album un’opera splendida, da avere nella nostra raccolta musicale.
Il primo brano “Minin for gold” crea subito una atmosfera magica, che già ci fa capire con che “genere” musicale abbiamo a che fare. Il secondo “Misguided angel” leggermente più country, ma molto personale, con armonica in evidenza, comincia già a farci “scaldare”. A seguire la famosa “Blu moon” famosa cover, eseguita in maniera originalissima, non ci fa rimpiangere l’originale versione. I don’t get it prosegue con questo suono magico per poi farci sentire “I so lonesome” di Hank Williams, splendida versione, malinconica e ancora una volta originale. Il sesto brano “To love is to bury” ci rende ormai conto che questo è un album innovativo. “200 more miles” è una ballata sempre sullo stile country/cowboy junkies, si perché ormai a questo punto si può già parlare di “marchio” C.J. L’ottavo pezzo rende omaggio a Patsy Cline, ma è con Sweet Jane che i cowboy raggiungono l’apice in questo disco. Questa versione acustica è unica per la suggestione che crea, la miglior versione che sia mai stata fatta (anche lo stesso Lou Reed lo dichiarerà), con questo brano la band dimostra che ormai e definitivamente una band di valore. Chiudono l’album altri due brani, rispettivamente; Postcard blues e Walking after midnight, che si mantengono nell’ordine di idee delle precedenti e quindi ancora due brani sussurrati e notturni (dichiarerà Margo, che la loro musica è da ascoltarsi alle tre di mattina).
Conclusione: Trinity Sessions è un album “diverso”, una raccolta di ballate sussurrate e atmosferiche. Ciò che rende unici i loro brani è che vengono rallentati quasi fino all’osso, soffocati impreziositi e snaturati. Ed è questo che ne fa di loro un marchio di fabbrica.
4/5

a gaz

Buon compleanno.
Non ti auguro un dono qualsiasi, ti auguro solo quello che i più non hanno; ti auguro tempo.
Ti auguro tempo per divertirti e ridere, impiegalo bene, ne ricaverai qualcosa.
Ti auguro tempo per il tuo fare e il tuo pensare, non solo per te, ma anche per donarlo agli altri.
Ti auguro tempo per essere contenta. Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo.
Ti auguro tempo perché te ne resti, tempo per stupirti e tempo per fidarti.
Ti auguro tempo, per sperare nuovamente e per amare.
Ti auguro tempo per trovare te stessa, per vivere ogni tuo giorno, ogni tua ora come un dono.
Ti auguro tempo per perdonare. Ti auguro di avere tempo, tempo per la vita. (Novalis)

a gaz

Buon compleanno.
Non ti auguro un dono qualsiasi, ti auguro solo quello che i più non hanno; ti auguro tempo.
Ti auguro tempo per divertirti e ridere, impiegalo bene, ne ricaverai qualcosa.
Ti auguro tempo per il tuo fare e il tuo pensare, non solo per te, ma anche per donarlo agli altri.
Ti auguro tempo per essere contenta. Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo.
Ti auguro tempo perché te ne resti, tempo per stupirti e tempo per fidarti.
Ti auguro tempo, per sperare nuovamente e per amare.
Ti auguro tempo per trovare te stessa, per vivere ogni tuo giorno, ogni tua ora come un dono.
Ti auguro tempo per perdonare. Ti auguro di avere tempo, tempo per la vita. (Novalis)

a gaz

Buon compleanno.
Non ti auguro un dono qualsiasi, ti auguro solo quello che i più non hanno; ti auguro tempo.
Ti auguro tempo per divertirti e ridere, impiegalo bene, ne ricaverai qualcosa.
Ti auguro tempo per il tuo fare e il tuo pensare, non solo per te, ma anche per donarlo agli altri.
Ti auguro tempo per essere contenta. Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo.
Ti auguro tempo perché te ne resti, tempo per stupirti e tempo per fidarti.
Ti auguro tempo, per sperare nuovamente e per amare.
Ti auguro tempo per trovare te stessa, per vivere ogni tuo giorno, ogni tua ora come un dono.
Ti auguro tempo per perdonare. Ti auguro di avere tempo, tempo per la vita. (Novalis)