Archivio mensile:aprile 2007

Parlare … di musica

Di una cosa sono certo, l’avere aperto questo blog, e quindi il desidero di voler condividere la passione per la musica che mi piace, mi ha fatto riscoprire, riascoltandoli, dei dischi che molto probabilmente sarebbero rimasti “inascoltati” chissà per quanto tempo ancora.
Di questo sono felice. Poi se questa mia “rilettura” sarà utile a qualcuno, non lo so, lo spero. Per me è comunque piacevole riscoprire suoni che sono stati fondamentali, non solo per la mia cultura musicale ma anche per la mia formazione di “vita”.
“Poco importa di chi si stia parlando quando si scrive di musica, perché scrivere di musica è la testimonianza di una grande passione” Nick Hornby

Parlare … di musica

Di una cosa sono certo, l’avere aperto questo blog, e quindi il desidero di voler condividere la passione per la musica che mi piace, mi ha fatto riscoprire, riascoltandoli, dei dischi che molto probabilmente sarebbero rimasti “inascoltati” chissà per quanto tempo ancora.
Di questo sono felice. Poi se questa mia “rilettura” sarà utile a qualcuno, non lo so, lo spero. Per me è comunque piacevole riscoprire suoni che sono stati fondamentali, non solo per la mia cultura musicale ma anche per la mia formazione di “vita”.
“Poco importa di chi si stia parlando quando si scrive di musica, perché scrivere di musica è la testimonianza di una grande passione” Nick Hornby

Parlare … di musica

Di una cosa sono certo, l’avere aperto questo blog, e quindi il desidero di voler condividere la passione per la musica che mi piace, mi ha fatto riscoprire, riascoltandoli, dei dischi che molto probabilmente sarebbero rimasti “inascoltati” chissà per quanto tempo ancora.
Di questo sono felice. Poi se questa mia “rilettura” sarà utile a qualcuno, non lo so, lo spero. Per me è comunque piacevole riscoprire suoni che sono stati fondamentali, non solo per la mia cultura musicale ma anche per la mia formazione di “vita”.
“Poco importa di chi si stia parlando quando si scrive di musica, perché scrivere di musica è la testimonianza di una grande passione” Nick Hornby

Parlare … di musica

Di una cosa sono certo, l’avere aperto questo blog, e quindi il desidero di voler condividere la passione per la musica che mi piace, mi ha fatto riscoprire, riascoltandoli, dei dischi che molto probabilmente sarebbero rimasti “inascoltati” chissà per quanto tempo ancora.
Di questo sono felice. Poi se questa mia “rilettura” sarà utile a qualcuno, non lo so, lo spero. Per me è comunque piacevole riscoprire suoni che sono stati fondamentali, non solo per la mia cultura musicale ma anche per la mia formazione di “vita”.
“Poco importa di chi si stia parlando quando si scrive di musica, perché scrivere di musica è la testimonianza di una grande passione” Nick Hornby

Area – Arbeit macht frei (1973)

C’è ancora bisogno di commentare un’opera come questa?, di dire chi era ed è diventato per tutti i cultori della musica sperimentale, Demetrio Stratos? Io credo di si.
Basta ascoltare Arbeit Macht Frei, per capirlo.
Se pensiamo poi che un genio della sperimentazione musicale, un rivoluzionario dello “strumento-voce”, ma soprattutto un uomo dotato di un’umanità fuori dal comune ci ha lasciati, lasciando un vuoto culturale, prima ancora che musicale, incolmabile, sono ancora più convinto del si.
Arbeit Macht Frei è una delle cose musicalmente più interessanti che si siano mai realizzate in Italia.
Gli Area al di là di certe pretese social-politicizzate, sono il primo gruppo che nella nostra nazione si pone come obbiettivo l’avvicinamento di una grossa fetta di pubblico ad un tipo di musica nuova e non facilmente alla portata di tutti.
La struttura portante di questa opera è lo studente di architettura allora ventisettenne Demetrio Stratos, 7000 Hz di estensione vocale, la rivoluzione storica della voce italiana di tutti i tempi, un personaggio sensibile al periodo storico e sociale in cui vive. Con Demetrio la voce diventa per la prima e forse ultima volta strumento musicale a tutti gli effetti, le sue corde vocali prendono posizione all’interno di questo “international popular group“, formato da Giulio Capiozzo – Percussioni, Yan Patrick Erard Dyivas – Basso/Contrabbasso, Patrizio Fariselli – Piano/Piano Elettrico, Gianpaolo Tofani – Chitarra Solista/VCS3 e Busnello al sax.
Musicalmente “Arbeit Macht Frei” offre ottimi spunti che vanno dall’improvvisazione free jazz (con i suoi limiti) al rock e alla musica etnica.
In questo contesto il disco unisce avanguardia e tradizione popolare regalando alcune situazioni molto godibili e trascinanti che hanno reso caratteristico il suono “area”.
“Luglio, agosto, settembre (nero)” è il brano che senza dubbio sintetizza queste soluzioni al meglio, grazie anche a uno strepitoso tema strumentale. Non manca poi qualche momento sperimentale come “L’abbattimento dello Zeppelin” o più incline al jazz-rock come “Le labbra del tempo”. Gli altri tre brani che completano il disco: Arbeit Macht Frei, Consapevolezza, 240 Chilometri Da Smirne, completano quest’opera unica nel panorama musicale Italiano.
Una musica libera e naturale, difficile da spiegare a parole. Qualcosa in sintesi di veramente nuovo per noi (ricordiamoci che siamo nel ’73), che lascerà, com’ è stato, un segno indelebile.
Obbligatorio nella nostra collezione musicale.
4.5/5

Area – Arbeit macht frei (1973)

C’è ancora bisogno di commentare un’opera come questa?, di dire chi era ed è diventato per tutti i cultori della musica sperimentale, Demetrio Stratos? Io credo di si.
Basta ascoltare Arbeit Macht Frei, per capirlo.
Se pensiamo poi che un genio della sperimentazione musicale, un rivoluzionario dello “strumento-voce”, ma soprattutto un uomo dotato di un’umanità fuori dal comune ci ha lasciati, lasciando un vuoto culturale, prima ancora che musicale, incolmabile, sono ancora più convinto del si.
Arbeit Macht Frei è una delle cose musicalmente più interessanti che si siano mai realizzate in Italia.
Gli Area al di là di certe pretese social-politicizzate, sono il primo gruppo che nella nostra nazione si pone come obbiettivo l’avvicinamento di una grossa fetta di pubblico ad un tipo di musica nuova e non facilmente alla portata di tutti.
La struttura portante di questa opera è lo studente di architettura allora ventisettenne Demetrio Stratos, 7000 Hz di estensione vocale, la rivoluzione storica della voce italiana di tutti i tempi, un personaggio sensibile al periodo storico e sociale in cui vive. Con Demetrio la voce diventa per la prima e forse ultima volta strumento musicale a tutti gli effetti, le sue corde vocali prendono posizione all’interno di questo “international popular group“, formato da Giulio Capiozzo – Percussioni, Yan Patrick Erard Dyivas – Basso/Contrabbasso, Patrizio Fariselli – Piano/Piano Elettrico, Gianpaolo Tofani – Chitarra Solista/VCS3 e Busnello al sax.
Musicalmente “Arbeit Macht Frei” offre ottimi spunti che vanno dall’improvvisazione free jazz (con i suoi limiti) al rock e alla musica etnica.
In questo contesto il disco unisce avanguardia e tradizione popolare regalando alcune situazioni molto godibili e trascinanti che hanno reso caratteristico il suono “area”.
“Luglio, agosto, settembre (nero)” è il brano che senza dubbio sintetizza queste soluzioni al meglio, grazie anche a uno strepitoso tema strumentale. Non manca poi qualche momento sperimentale come “L’abbattimento dello Zeppelin” o più incline al jazz-rock come “Le labbra del tempo”. Gli altri tre brani che completano il disco: Arbeit Macht Frei, Consapevolezza, 240 Chilometri Da Smirne, completano quest’opera unica nel panorama musicale Italiano.
Una musica libera e naturale, difficile da spiegare a parole. Qualcosa in sintesi di veramente nuovo per noi (ricordiamoci che siamo nel ’73), che lascerà, com’ è stato, un segno indelebile.
Obbligatorio nella nostra collezione musicale.
4.5/5

Area – Arbeit macht frei (1973)

C’è ancora bisogno di commentare un’opera come questa?, di dire chi era ed è diventato per tutti i cultori della musica sperimentale, Demetrio Stratos? Io credo di si.
Basta ascoltare Arbeit Macht Frei, per capirlo.
Se pensiamo poi che un genio della sperimentazione musicale, un rivoluzionario dello “strumento-voce”, ma soprattutto un uomo dotato di un’umanità fuori dal comune ci ha lasciati, lasciando un vuoto culturale, prima ancora che musicale, incolmabile, sono ancora più convinto del si.
Arbeit Macht Frei è una delle cose musicalmente più interessanti che si siano mai realizzate in Italia.
Gli Area al di là di certe pretese social-politicizzate, sono il primo gruppo che nella nostra nazione si pone come obbiettivo l’avvicinamento di una grossa fetta di pubblico ad un tipo di musica nuova e non facilmente alla portata di tutti.
La struttura portante di questa opera è lo studente di architettura allora ventisettenne Demetrio Stratos, 7000 Hz di estensione vocale, la rivoluzione storica della voce italiana di tutti i tempi, un personaggio sensibile al periodo storico e sociale in cui vive. Con Demetrio la voce diventa per la prima e forse ultima volta strumento musicale a tutti gli effetti, le sue corde vocali prendono posizione all’interno di questo “international popular group“, formato da Giulio Capiozzo – Percussioni, Yan Patrick Erard Dyivas – Basso/Contrabbasso, Patrizio Fariselli – Piano/Piano Elettrico, Gianpaolo Tofani – Chitarra Solista/VCS3 e Busnello al sax.
Musicalmente “Arbeit Macht Frei” offre ottimi spunti che vanno dall’improvvisazione free jazz (con i suoi limiti) al rock e alla musica etnica.
In questo contesto il disco unisce avanguardia e tradizione popolare regalando alcune situazioni molto godibili e trascinanti che hanno reso caratteristico il suono “area”.
“Luglio, agosto, settembre (nero)” è il brano che senza dubbio sintetizza queste soluzioni al meglio, grazie anche a uno strepitoso tema strumentale. Non manca poi qualche momento sperimentale come “L’abbattimento dello Zeppelin” o più incline al jazz-rock come “Le labbra del tempo”. Gli altri tre brani che completano il disco: Arbeit Macht Frei, Consapevolezza, 240 Chilometri Da Smirne, completano quest’opera unica nel panorama musicale Italiano.
Una musica libera e naturale, difficile da spiegare a parole. Qualcosa in sintesi di veramente nuovo per noi (ricordiamoci che siamo nel ’73), che lascerà, com’ è stato, un segno indelebile.
Obbligatorio nella nostra collezione musicale.
4.5/5