Area – Arbeit macht frei (1973)

C’è ancora bisogno di commentare un’opera come questa?, di dire chi era ed è diventato per tutti i cultori della musica sperimentale, Demetrio Stratos? Io credo di si.
Basta ascoltare Arbeit Macht Frei, per capirlo.
Se pensiamo poi che un genio della sperimentazione musicale, un rivoluzionario dello “strumento-voce”, ma soprattutto un uomo dotato di un’umanità fuori dal comune ci ha lasciati, lasciando un vuoto culturale, prima ancora che musicale, incolmabile, sono ancora più convinto del si.
Arbeit Macht Frei è una delle cose musicalmente più interessanti che si siano mai realizzate in Italia.
Gli Area al di là di certe pretese social-politicizzate, sono il primo gruppo che nella nostra nazione si pone come obbiettivo l’avvicinamento di una grossa fetta di pubblico ad un tipo di musica nuova e non facilmente alla portata di tutti.
La struttura portante di questa opera è lo studente di architettura allora ventisettenne Demetrio Stratos, 7000 Hz di estensione vocale, la rivoluzione storica della voce italiana di tutti i tempi, un personaggio sensibile al periodo storico e sociale in cui vive. Con Demetrio la voce diventa per la prima e forse ultima volta strumento musicale a tutti gli effetti, le sue corde vocali prendono posizione all’interno di questo “international popular group“, formato da Giulio Capiozzo – Percussioni, Yan Patrick Erard Dyivas – Basso/Contrabbasso, Patrizio Fariselli – Piano/Piano Elettrico, Gianpaolo Tofani – Chitarra Solista/VCS3 e Busnello al sax.
Musicalmente “Arbeit Macht Frei” offre ottimi spunti che vanno dall’improvvisazione free jazz (con i suoi limiti) al rock e alla musica etnica.
In questo contesto il disco unisce avanguardia e tradizione popolare regalando alcune situazioni molto godibili e trascinanti che hanno reso caratteristico il suono “area”.
“Luglio, agosto, settembre (nero)” è il brano che senza dubbio sintetizza queste soluzioni al meglio, grazie anche a uno strepitoso tema strumentale. Non manca poi qualche momento sperimentale come “L’abbattimento dello Zeppelin” o più incline al jazz-rock come “Le labbra del tempo”. Gli altri tre brani che completano il disco: Arbeit Macht Frei, Consapevolezza, 240 Chilometri Da Smirne, completano quest’opera unica nel panorama musicale Italiano.
Una musica libera e naturale, difficile da spiegare a parole. Qualcosa in sintesi di veramente nuovo per noi (ricordiamoci che siamo nel ’73), che lascerà, com’ è stato, un segno indelebile.
Obbligatorio nella nostra collezione musicale.
4.5/5
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5 thoughts on “Area – Arbeit macht frei (1973)

  1. Jazzer 26 aprile 2007 alle 23:44

    sai che ho sempre avuto “paura” di questo disco? Non so perché, ma proprio il sapere che Stratos era quello che era mi inibisce all’ascolto. Mi succede a volte con i dischi tanto osannati; come mi è successo con “Trout mask replica” di Captain Beefheart… disco esaltatissimo dappertutto… solenne schifezza per me!

  2. novalis 26 aprile 2007 alle 23:44

    Capita spesso che, i dischi di “rottura” e/o i musicisti di “forte” personalità, si elogiano o si disapprovano.

  3. michele 26 aprile 2007 alle 23:44

    Ciao!….da quello che leggo hai una cultura musicale notevole..Gusti non poco impegnati,a presto!Michele

  4. coscienza critica 27 dicembre 2008 alle 23:44

    Erano anni stupendi per la musica, quando persino Alan Sorrenti faceva ricerca ‘progressiva’ e la sorella (mai più sentita) cercava una strada cantautoriale impegnata. E io…
    Ciao

  5. novalis 27 dicembre 2008 alle 23:44

    E noi… :) Ciao

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