il Che in mostra

Nel 1960, Alberto Korda (Alberto Díaz Gutièrrez, 1928-2001), fotografo personale di Fidel Castro, si trovava al Cimitero Colón dell’Avana per riprendere i funerali dei cubani uccisi nell’esplosione del mercantile francese La Coubre. Sul palco delle autorità spiccavano Castro, Guevara, Sartre e Simone de Beauvoir.
Korda, che impugnava la sua fedele Leica, inquadrò il “Che”, vide il suo sguardo fiero, triste e corrucciato e scattò due foto. Una la scartò quasi subito, l’altra decise di stamparla eliminando tutto ciò che c’era intorno. Nacque così l’immagine del “Guerrillero Heroico”, che è diventata una delle fotografie più diffuse e manipolate della storia. Il suo volto, il basco, la stella, sono stati, infatti, per molti anni il simbolo della ribellione, della protesta, della lotta per la libertà. E non cessano di esserlo neppure oggi, anche se questa immagine è stata sottoposta a innumerevoli trasformazioni ed è entrata a far parte del mondo della cultura popolare, della moda, delle celebrità.

La mostra
“Che Guevara: Rivoluzionario e icona – The Legacy of Korda’s Portrait”, si terrà a Milano, presso la Triennale Bovisa, dal 26 giugno al 16 settembre, esaminerà la straordinaria potenza di quell’immagine e la storia della sua diffusione. Dalla copertina dell’album American Life di Madonna all’American Five Dollar Bill di Pedro Meyer, in cui il viso di Abraham Lincoln e’ sostituito da quello del Che, il Guevara di Korda mostra una natura sia populista che controculturale. Oggi quell’immagine e’ oggetto di caricature e parodie e contemporaneamente e’ utilizzata come grido di protesta politica da parte di movimenti disparati che si battono per la cancellazione del debito, per l’anti-americanismo, per l’identita’ latino-americana, per i diritti degli omosessuali e delle popolazioni indigene.
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Appesa nelle camere degli adolescenti di mezzo mondo, divenne il simbolo del ’68 e di tutti i movimenti di protesta dall’America Latina all’Asia, dall’Europa al Medio Oriente. Ormai non era più soltanto un ritratto, ma l’immagine di un’idea. E viveva di luce propria senza che il suo autore volesse o potesse rivendicare diritti e paternità. Del resto, la cosa non lo interessava affatto. Secondo lui, infatti, “le grandi immagini sono nell’aria, appartengono a tutti, volano libere e si posano ovunque trovino menti aperte, disposte ad accoglierle e custodirle”. Molte di queste opere, realizzate da artisti, fotografi e grafici di talento, come Vik Muniz, Pedro Meyer, Martin Parr, René Burri, Raul Ortega, Josef Koudelka, Marcos Lopez, Annie Leibovitz ecc., sono esposte proprio qui, in questa rassegna. Accanto a loro, spiccano magliette, sigari, bottiglie, francobolli, monete e un incredibile guazzabuglio di oggetti di ogni tipo, che farà storcere il naso ai nostalgici del “Che”, ma è il risultato di quell’atteggiamento consumistico, oggi così diffuso, per cui tutto si può, e si deve, comprare e vendere, persino gli ideali e i sogni. Chissà cosa ne penserebbe Korda. Per quanto si sa, si lamentò solo una volta, quando la sua foto venne utilizzata per reclamizzare una marca di vodka. Riteneva, infatti, che quella operazione potesse ledere la reputazione del “Che” e intaccare gli ideali in cui credeva.
 
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