Archivio mensile:gennaio 2008

Foto dell’anno 2007 per Wikimedia

Le prime sei foto classificate le trovate qui.
L’elenco completo lo trovate qui.

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Musica d’Africa #2

“I valori artistici africani e occidentali non sono la stessa cosa. In Africa “arte” è qualcosa che ha un significato del tutto diverso dalle idee occidentali sulla funzione artistica…”Artista” è già un concetto limitato: “creatore” è una parola più adeguata… L’arte, per gli africani, non esiste disgiunta dalla vita quotidiana”.

(Leggi la prima parte) Nel suo contesto tradizionale quella africana copre in realtà ogni aspetto della vita, dal lavoro all’amore, dalla nascita alla morte, dal matrimonio alla religione. Il mbalax, la musica di Youssou N’Dour si è sviluppata su quella dei tamburi wolof che accompagnavano le cerimonie tradizionali. La musica fuji della Nigeria ha le sue radici nelle feste musulmane del Ramadan mentre, ancora, quella di Mory Kante e di altri musicisti della Guinea e del Mali, è basata su melodie antiche di alcuni secoli. Diverse, invece, sono le fonti del soukous dello Zaire, del mbaqanga del Sudafrica, o dell’highlife del Ghana, che derivano dalla musica dei bar e delle sale da ballo di questo secolo.
Ma tutte le musiche, comunque, sono legate alla tradizione, nessuna nega mai le proprie radici, non importa quanto “moderni” siano gli arrangiamenti, gli strumenti o i testi. In alcuni casi questo rapporto con le radici viene esaltato in maniera evidente in altri in maniera più “inconscia”, per effetto di antichi ammaestramenti musicali tramandati di generazione in generazione. Perchè quella africana è una incredibile storia di contaminazioni. (seconda parte) (continua)
(suggerimenti di G. Castaldo)

Musica d’Africa #2

“I valori artistici africani e occidentali non sono la stessa cosa. In Africa “arte” è qualcosa che ha un significato del tutto diverso dalle idee occidentali sulla funzione artistica…”Artista” è già un concetto limitato: “creatore” è una parola più adeguata… L’arte, per gli africani, non esiste disgiunta dalla vita quotidiana”.

(Leggi la prima parte) Nel suo contesto tradizionale quella africana copre in realtà ogni aspetto della vita, dal lavoro all’amore, dalla nascita alla morte, dal matrimonio alla religione. Il mbalax, la musica di Youssou N’Dour si è sviluppata su quella dei tamburi wolof che accompagnavano le cerimonie tradizionali. La musica fuji della Nigeria ha le sue radici nelle feste musulmane del Ramadan mentre, ancora, quella di Mory Kante e di altri musicisti della Guinea e del Mali, è basata su melodie antiche di alcuni secoli. Diverse, invece, sono le fonti del soukous dello Zaire, del mbaqanga del Sudafrica, o dell’highlife del Ghana, che derivano dalla musica dei bar e delle sale da ballo di questo secolo.
Ma tutte le musiche, comunque, sono legate alla tradizione, nessuna nega mai le proprie radici, non importa quanto “moderni” siano gli arrangiamenti, gli strumenti o i testi. In alcuni casi questo rapporto con le radici viene esaltato in maniera evidente in altri in maniera più “inconscia”, per effetto di antichi ammaestramenti musicali tramandati di generazione in generazione. Perchè quella africana è una incredibile storia di contaminazioni. (seconda parte) (continua)
(suggerimenti di G. Castaldo)

Musica d’Africa #2

“I valori artistici africani e occidentali non sono la stessa cosa. In Africa “arte” è qualcosa che ha un significato del tutto diverso dalle idee occidentali sulla funzione artistica…”Artista” è già un concetto limitato: “creatore” è una parola più adeguata… L’arte, per gli africani, non esiste disgiunta dalla vita quotidiana”.

(Leggi la prima parte) Nel suo contesto tradizionale quella africana copre in realtà ogni aspetto della vita, dal lavoro all’amore, dalla nascita alla morte, dal matrimonio alla religione. Il mbalax, la musica di Youssou N’Dour si è sviluppata su quella dei tamburi wolof che accompagnavano le cerimonie tradizionali. La musica fuji della Nigeria ha le sue radici nelle feste musulmane del Ramadan mentre, ancora, quella di Mory Kante e di altri musicisti della Guinea e del Mali, è basata su melodie antiche di alcuni secoli. Diverse, invece, sono le fonti del soukous dello Zaire, del mbaqanga del Sudafrica, o dell’highlife del Ghana, che derivano dalla musica dei bar e delle sale da ballo di questo secolo.
Ma tutte le musiche, comunque, sono legate alla tradizione, nessuna nega mai le proprie radici, non importa quanto “moderni” siano gli arrangiamenti, gli strumenti o i testi. In alcuni casi questo rapporto con le radici viene esaltato in maniera evidente in altri in maniera più “inconscia”, per effetto di antichi ammaestramenti musicali tramandati di generazione in generazione. Perchè quella africana è una incredibile storia di contaminazioni. (seconda parte) (continua)
(suggerimenti di G. Castaldo)