Primavera di Mario Rigoni Stern #4

Quarta e ultima breve riflessione sulle stagioni di Mario Rigoni Stern.

Primavera
Nei primi giorni di febbraio nella mia terra, da bambini, si camminava sparsi per i pascoli, suonando le campane delle vacche – perché noi suonavamo quelle – e cantando una vecchia canzone che diceva: “Svegliati! Svegliati! È marzo. La neve va via e fa crescere l’erba”.
Ricordo che noi bambini, più avanti nella stagione, andavamo a prendere le vacche in campagna e le portavamo in montagna. Ma quando passavamo per la strada con le campane in quei giorni di febbraio, le vacche si mettevano a urlare perché credevano che fosse arrivato il momento dell’alpeggio, e invece la neve non era ancora andata via, e uscivano appena appena i primi germogli.
Ecco, queste sono sensazioni che ancora si possono provare, anche vicino alle città, spostandosi dove iniziano i boschi. Se alla fine di febbraio andate a vedere i colori lungo le strade che accarezzano i boschi sentirete gli odori della primavera – perché la primavera ha anche odore – e ve ne innamorerete!
Ogni volta che arriva la primavera io “sento” la terra e m’innamoro. È bellissimo: è la terra che si risveglia, che fa crescere i fiori e se ne sente l’odore e vi giuro che ogni volta mi viene voglia di raccontarlo. L’aria cambia e cambia anche il movimento da dove viene l’aria: è sempre un rinascere.

Anche in questa stagione, però, non posso dimenticare gli anni della guerra. In particolare tra il 1941 e il 1942, quando, arrivata la primavera, si doveva ricostruire tutto. Era il periodo che incominciava a sgelare e c’erano ancora delle macchine seppellite nella neve e nel ghiaccio con le cornacchie che mangiavano i cadaveri… erano l’inverno del 1941 e la primavera del 1942, ma quei mesi li ricordo come fosse oggi… si vedeva il disgelo di un inverno freddissimo, quando in montagna il termometro era sceso a -30°. Fu l’inverno più freddo registrato nella storia dell’umanità, un inverno che non ha avuto pietà, un freddo così forte che ha congelato i carri armati.
Dovevamo “fare la contumacia”: la primavera ci chiamava e così abbiamo “bigiato” – come dicono oggi i ragazzi che vanno a scuola – abbiamo bigiato anche con il comandante, siamo usciti in campagna e siamo andati da un contadino che ci ha offerto polenta, coniglio e un bicchiere di vino e lì, finalmente, abbiamo trovato la primavera. M.R.S.
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One thought on “Primavera di Mario Rigoni Stern #4

  1. Riverinflood 24 giugno 2008 alle 23:44

    Come si osserva, durante le atrocità hai le maggiori solidarietà.

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