Van Morrison – Astral Weeks (1968)

Quarant’anni fa usciva “Astral Weeks”, disco che Wikipedia definisce così:

“Astral Weeks è uno degli album più enigmatici della storia. Le canzoni sono pacate, la voce estremamente estatica, le melodie languide e jazzate. Ad un primo ascolto non sembrano esserci grandi capolavori, ma ascoltando meglio si è irresistibilmente attratti”.

“Astral Weeks è il secondo album dell’artista irlandese Van Morrison; uscì nell’anno 1968 ed è considerato uno dei migliori album rock di sempre.”


Dopo la pubblicazione di “Blowin Your Mind” del 1967, Morrison effettua una breve tournèe con dei musicisti sconosciuti. Al ritorno si presenta con delle sue composizioni alla chitarra: l’artista è irriconoscibile – la crisalide è diventata farfalla, il rock è posto in disparte per assaporare nuovi sofisticati suoni, meno immediati ma emotivamente più intensi. Nei concerti di “prova” la formazione non infiamma le platee, ma incanta molti musicisti, fra i quali Jimi Hendrix (che assisterà più volte alle esibizioni dell’atipica band).
Per la registrazione dell’album, Morrison cambia completamente la sua formazione, e la stessa avviene in due “sessioni” di otto ore, in pratica, sedici ore per preparare un capolavoro musicale che per decenni frequenterà le classifiche dei migliori dischi di tutti i tempi.
E’ con questo disco che nasce il suono mistico-cerebrale del musicista. Giocando per la prima volta tra i solchi dell’album non solo con i suoni, ma anche con i silenzi, con i cambi di tonalità e con arrangiamenti così elementari da sembrare paradossalmente difficilissimi.
L’album, nonostante il frazionamento compositivo, ha un’unità ispirativa e stilistica, il senso di serenità e pace, rafforzato dal flauto e dallo splendido arrangiamento degli archi, è alterato in alcune sequenze dalla presenza vocale di Morrison, ammaliante e calda.
Astral weeks non è un disco facile, o di semplice assimilazione, richiede numerosi ascolti per capirne la trama musicale. La prima parte (naturalmente del disco in vinile) è splendida per omogeneità e sonorità, la seconda si erge su “Madame George” che per la sua grande bellezza, rimarrà immutabile nel tempo, e diverrà uno dei momenti poetici più alti raggiunti dall’artista irlandese.
L’album fu concepito in Irlanda e in Inghilterra, e le canzoni furono scritte probabilmente in patria, prima del grande balzo in America. L’originalità compositiva, i testi funzionali alla musica, fanno di questo “Astral Weeks” un disco di grande bellezza, Morrison esprime stati d’animo attraverso le parole che non sempre possono “significare” ma hanno invece una vita propria grazie all’interpretazione che lo stesso autore riesce a dosare magistralmente. 5/5

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