Il ricordo del rumore

Ricordo che da bambino sentivo frequentemente il rumore dei merli nel mio orto alla mattina presto, i vicini si lamentavano di quel “baccano” che disturbava “l’ultimo” sonno. Ricordo tutta una serie di rumori: il caratteristico stridio dell’avvitamento della caffettiera che sanciva l’inizio di una nuova giornata, il ticchettio della sveglia in cucina, il frastuono che emanavano i raggi della bicicletta al contatto con il cartone appiccicato per farla sembrare una moto, il particolare cigolio della maniglia della porta d’ingresso, le voci di mia madre e mia sorella che già di buonora bisticciavano, le voci delle persone che frequentavano casa, gli svariati suoni soprattutto nella calura estiva…
Senza entrare nei particolari, dato che ciascuna esperienza è assolutamente soggettiva, mi sembra importante sottolineare il valore delle sonorità che ci circondano e che giorno dopo giorno, in sordina, entrano a far parte di un patrimonio sonoro personale.
Spesso, quando si parla di sonorità, è facile pensare all’ultimo successo musicale, alla radio, al cinema o alla televisione, mentre esiste una “mappa sonora” molto sottile e molto resistente allo scorrere del tempo. Sono i suoni dell’ambiente familiare che ci “nutrono”, ci hanno aiutato e ci aiutano a crescere.
Ciascuna persona potrebbe raccontare i propri vissuti sonori e quindi vi chiedo di provare per un istante a riascoltare i suoni dell’infanzia… cosa sentite?

nella foto: Paul Klee – Ancient Sound
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6 thoughts on “Il ricordo del rumore

  1. Riverinflood 14 novembre 2008 alle 23:44

    Eh… ci vorrebbe tanto spazio solo a ricordarne le sensazioni. Ma mi voglio soffermare sui due ricordi più nitidi che mi hanno segnato per tutta la vita, l’uno legato all’altro. Il senso dell’attesa determinato da un urlìo indistinto, via via più deciso, di voci femminili che urlavano per qualcosa che era successo ma che ancora doveva realizzarsi in tutta la sua drammaticità; e avendo io, credo 5 o 6 anni, non percepii il senso di questo rumore incredibile come lo avrebbe percepito un adulto. Ecco, dormivo, d’estate, e intorno all’alba ci fu una scossa di terremoto abbastanza forte ritengo; io non fui svegliato da questo ma dalle urla di paura del vicinato. Più che aiutarmi a crescere mi hanno accompagnato nella difficoltà di prender sonno e nella leggerezza del mio dormire. Un vantaggio? Non ho mai avuto paura dei terremoti. Ciao.

  2. suburbia 14 novembre 2008 alle 23:44

    Passo di fretta, ripassero’.
    BFS :-)

  3. filo 15 novembre 2008 alle 23:44

    Sono nata e cresciuta in campagna che allora, di notte,era molto più buia di oggi. I suoni che mi hanno aiutato a crescere erano i versi dei grilli e delle rane che mi facevano sentire che là fuori, di notte, il mondo non era scomparso.

  4. gaz 15 novembre 2008 alle 23:44

    Anch’io, come filo, sono nata in campagna e come lei ricordo i versi degli animali d’estate, quando faceva caldo e si dormiva con le finestre e balconi aperti, senza condizionatori, senza paura di ladri (anche la porta di casa restava aperta, ora non lo farei mai). Ricordo il gracidare di rane, le baruffe dei gatti in amore, ricordo di buon ora il canto del gallo…

  5. suburbia 17 novembre 2008 alle 23:44

    Nata e cresciuta in citta’. I rumori, che poi rumori non erano che mi svegliavano erano appunto quelli di casa. Porte che si aprivano e chiudevano, il pentolino del latte, la confezione dell’orzo.
    Per il resto ricordo che a mia madre dava spesso fastidio il rumore delle auto verso le 8. Era come si diceva una volta l’ora di punta in cui tutti andavano a lavorare (ora mi sembra che l’ora di punta sia 24 ore al giorno) ma io ricordo che non ci facevo caso, forse lo consideravo un rumore di fondo…
    ciao

  6. novalis 17 novembre 2008 alle 23:44

    Grazie per i vostri commenti.

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