Steve McCurry

Steve McCurry racconta: Cerco il momento incustodito, l’essenza dell’anima che fa capolino, l’esperienza scavata sul volto di una persona.

Passo un sacco di tempo a guardare facce e facce e le facce sembrano raccontarmi una storia.
Quando su un volto è scavata qualcosa dell’esperienza di vita, so che la foto che sto scattando rappresenta molto più del semplice momento. So che qui c’è una storia.


Dopo l’Afghanistan, ho fotografato conflitti in altre parti del mondo, ma in genere rimango attaccato all’Asia. E’ un mondo che mi attrae irresistibilmente; anche senza macchina fotografica. Semplicemente, mi piacciono le persone e la cultura. Sono affascinato dal Buddismo, così finisco sempre in posti come la Birmania, la Cambogia e il Tibet.
Ho in corso talmente tanti progetti in Asia, che potrei passare altri 10 o 20 anni solo a concludere quelli già iniziati.

Il mio approccio è molto umanistico. La maggior parte delle mie fotografie è basata sulle persone e io cerco in qualche modo di trasmettere ciò che quella persona mi sembra essere, una persona colta in un paesaggio più vasto, quello che immagino si chiami condizione umana.

Ciò che voglio che la gente capisca dal mio lavoro è questa relazione umana tra tutti noi, sia che si viva in India, in Africa o in America latina. C’è una specie di comunanza tra tutti noi. Al di là della religione, della lingua o dell’etnicità, siamo di fondo uguali.

Se dovessi smettere di fotografare, penso che continuerei a viaggiare. Viaggio e fotografia sono come intrecciati. E sono affascinato da entrambi. Così, se non mi dedicassi alla fotografia, farei il nomade di professione.

La Vita

1950 – nasce a Philadelphia, studia cinema e storia alla Pennsylvania State University. Inizialmente pensava di dedicarsi alla realizzazione di documentari, ma comincia ben presto a collaborare come fotografo con un giornale locale.
Dopo tre anni decide di recarsi in India per qualche mese a comporre il suo primo vero portfolio con immagini di questo viaggio. Si fermerà invece due anni e, dopo la pubblicazione del suo primo lavoro importante sull’Afghanistan, collaborerà con alcune delle riviste più prestigiose: The Time, Life, Newsweek, Geo e il National Geographic.
1985 – è membro di Magnum Photos.
1986 – pubblica “The Imperial Way”.
1988 – riceve due premi Eisenstaed.
1999 e 2000 pubblica “Portraits” e “South Southeast”.
2002 e 2003 pubblica “Sanctuary” e “The Path to Buddha”, una visione calma e contemplativa dei monasteri Buddisti e i luoghi sacri del Buddismo tibetano.
Il suo lavoro è stato esposto in numerosi Paesi del mondo ed è conservato in diverse collezioni pubbliche.

LINK: Il sitoMagnum PhotosNational Geographic

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One thought on “Steve McCurry

  1. Saamaya 24 novembre 2008 alle 23:44

    Che uomo!!

    Novalis, qualsiasi sia la tua reazione, sappi che, da regola n° 1 nemmeno tu potrai rinunciare ad essere incoronato per il Premio DARDOS, assegnato ai blog interessanti, colti, originali e simpatici.
    ;-)

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