La libertà e la giustizia #1/7

scritto da Albert Einstein

Se consideriamo la nostra esistenza e i nostri sforzi, rileviamo subito che tutte le nostre azioni e i nostri desideri sono legati all’esistenza degli altri uomini e che, per la nostra stessa natura, siamo simili agli animali che vivono in comunità. Ci nutriamo di alimenti prodotti da altri uomini, portiamo abiti fatti da altri, abitiamo case costruite dal lavoro altrui. La maggior parte di quanto sappiamo e crediamo ci è stata insegnata da altri per mezzo di una lingua che altri hanno creato. Senza la lingua la nostra facoltà di pensare sarebbe assai meschina e paragonabile a quella degli animali superiori; perciò la nostra priorità sugli animali consiste prima di tutto – bisogna confessarlo – nel nostro modo di vivere in società. L’individuo lasciato solo fin dalla nascita resterebbe, nei suoi pensieri e sentimenti, simile agli animali in misura assai difficile da immaginare. Ciò che è e ciò che rappresenta l’individuo non lo è in quanto individuo, ma in quanto membro di una grande società umana che guida il suo essere materiale e morale dalla nascita fino alla morte. Il valore di un uomo, per la comunità in cui vive, dipende anzitutto dalla misura in cui i suoi sentimenti, i suoi pensieri e le sue azioni contribuiscono allo sviluppo dell’esistenza degli altri individui.


Infatti abbiamo l’abitudine di giudicare un uomo cattivo o buono secondo questo punto di vista. Le qualità sociali di un uomo appaiono al primo incontro, le sole valevoli a determinare il nostro giudizio su di lui. Eppure anche questa teoria non è rigorosamente esatta. Non è difficile comprendere che tutti i beni materiali, intellettuali e morali ricevuti dalla società sono giunti a noi nel corso di innumerevoli generazioni di individualità creatrici. Quello di oggi è un individuo che ha scoperto in un sol colpo l’uso del fuoco, un individuo che ha scoperto la coltura delle piante nutritive, un individuo che ha scoperto la macchina a vapore. E tuttavia solo l’individuo libero può meditare e conseguentemente creare nuovi valori sociali e stabilire nuovi valori etici attraverso i quali la società si perfeziona. Senza personalità creatrici capaci di pensare e giudicare liberamente, lo sviluppo della società in senso progressivo è altrettanto poco immaginabile quanto lo sviluppo della personalità individuale senza l’ausilio vivificatore della società. Una comunità sana è perciò legata tanto alla libertà degli individui quanto alla loro unione sociale.
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4 thoughts on “La libertà e la giustizia #1/7

  1. Riverinflood 30 novembre 2008 alle 23:44

    Una comunità sana a volte si crede tale, e per questo fatto non si lega a niente. Una comunità sana la potremmo trovare nel Paese dell’Utopia: in questo paese le individualità libere sono potenzialmente creative. Dove hanno vissuto i geni che hanno lasciato un segno del proprio genio, sono rimaste tracce di roghi, intollerranze e aberrazioni morali.
    Una comunità “sana” potrebbe esserlo a condizione di non privare la società dagli individui creatori. Paradosso: essendo Berlusconi “un creatore” come definiremmo questa nostra società che lo ospita?

  2. Saamaya 30 novembre 2008 alle 23:44

    Beh, dai, River: un gene ce l’hai tu, uno Novalis; uno, modestamente, io.
    Gli altri son sparsi qua e là…. ma prolificano!

    Non sai che sorpresa ad aver citato Einstein, proprio oggi…
    lunga da spiegare ma., sono infinitamente grata.

    see you.

  3. suburbia 2 dicembre 2008 alle 23:44

    Anche se leggo or ora che non sembra essere sua la frase delle api direi ch eben ne rimane per ammirarlo, non solo come scienziato.
    Ciao

  4. Snapshot83 2 dicembre 2008 alle 23:44

    sacro santissime verità.. l’uomo ha una coscienza e dovrebbe sempre farne buon uso.. purtroppo, alle volte, se ne scorda l’esistenza e sproloquia.. Berluska e Ratzy (o chi per loro) ne sono l’esempio calzante..

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