George Rodger

George Rodger racconta: “Domandi: Cosa dovrei fare per diventare un fotografo come te?”… Come si può rispondere su qualcosa che non ha una spiegazione tecnica, che è impalpabile e proviene dall’interno? […]
Certo, inizialmente dovrai acquisire delle padronanze tecniche. Dovrai farlo, se vorrai esprimerti esteticamente utilizzando strumenti che sono anche puramente meccanici. Ma poi, dovranno diventare riflessi automatici, da dimenticare al più presto. Movimenti istintivi come aprire la bocca per mordere una mela.
Allora, una volta che questi riflessi saranno acquisiti, potrai concentrarti su quel che vedi nel mirino perché è attraverso il mirino che riuscirai a stabilire il legame tra la realtà e la tua personale interpretazione che di questa realtà vorrai darne.

Ricordalo. Ogni cosa che vedi guardando in basso, sulla lastra di vetro della tua Rolleiflex è la realtà – le cose come sono. La fotografia è ciò che tu deciderai di farne di tutto questo.

Guardando nel tuo mirino, quel che vedi potrà essere bello o divertente o potrà essere triste.
Il tuo cuore potrà fermarsi per l’orrore di tutto ciò o i tuoi occhi velarsi di pietà o di vergogna.
Ma questa è la realtà e tu devi sapere cosa farne. Penso che nessuno possa indicarti in che modo agire, a parte raccomandarti di essere onesto con te stesso. Certamente, non puoi interpretare cosa vedi nel mirino e trasformarlo in una buona foto senza avere la giusta conoscenza di cosa si tratta. Devi sentire una certa affinità verso quel che fotografi. Devi esserne parte e, nello stesso tempo, rimanere sufficientemente distante e guardarlo in modo obbiettivo. Come osservare dalla platea una commedia che conosci già a memoria. Purtroppo, non esiste formula per acquisire questa “conoscenza – a – memoria”, questa comprensione. E’ qualcosa che nascerà spontaneamente dal profondo di te stesso.

Estratto da una lettera inviata da George Rodger al figlio Jonathan, il 15 luglio 1970.

La Vita

1908 – Nasce a Hale nel Cheshire, da una famiglia di origini scozzesi, dopo gli studi s’imbarca su un cargo della marina mercantile, che lo porterà a toccare diversi Paesi in tutto il mondo e a relazionare con culture differenti.
1929 – Approda in America, l’anno della grande depressione, risente come tutti della profonda crisi economica ed è costretto a fare tanti diversi lavori per sopravvivere.
1931 – Torna in Inghilterra per lavorare con la BBC che era alla ricerca di un fotografo per una rivista interna: è il lavoro giusto per Rodger che matura una particolare abilità nell’uso degli apparecchi fotografici. Come ci raccontano le sue stesse parole Rodger è riuscito a fotografare i suoi soggetti solo grazie all’esperienza acquisita che gli permette di manovrare la macchinetta fotografica come una cosa naturale. Continua il suo viaggio attraverso il fotogiornalismo e memorabile è il lavoro svolto su Londra in guerra. Rodger fotografa le truppe in Algeria, in Birmania, nel Sahara ed oltre all’ottimo lavoro di fotoreporter si distinguerà anche per il suo eroismo che gli varranno ben 18 medaglie al merito. Sono gli anni in cui conosce Robert Capa e con il quale instaura un rapporto di stima e collaborazione che porterà i due fotografi insieme a Cartier-Bresson e Chim alla fondazione della Magnum Photos .
1945 – Avviene un cambiamento fondamentale nella sua vita che influenzerà poi il suo modo fi fotografare: 20 aprile, campo di concentramento di Bergen-Belsen, la vista di centinaia di corpi senza vita, ammucchiati e sporchi desta in lui sdegno e disturbo. Decide che non avrebbe più messo a disposizione della sua fotografia gli orrori e la crudeltà della guerra e con la fondazione della Magnum gli viene affidato il compito di fotografare il Medio Oriente e l’Africa, terre che vivono ancora di tradizioni e usi lontani dalla vita dei paesi industrializzati, paesi dove Rodger, carico di esperienza per il viaggi compiuti negli anni passati gli permetteranno di entrare in contatto proprio con gli usi, le leggi le tradizioni dei popoli che visita, trovare il modo puro di vivere delle popolazioni africane, a stretto contatto con la terra e gli animali.
1955 – il 25 luglio muore in Inghilterra prima di una grandiosa retrospettiva a lui dedicata che gli donerà l’immortalità. Inutile parlare dell’immenso valore del materiale lasciato da questo gentiluomo inglese.

LINK: Magnum PhotosGoogle CollectionExaled

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2 thoughts on “George Rodger

  1. Alberto 18 dicembre 2008 alle 23:44

    “Ma poi, dovranno diventare riflessi automatici”
    Esattamente. Come cambiare le marce di una macchina. Soltanto che adesso col digitale si può intervenire con la postproduzione e non è per niente paragonabile a quello che si poteva fare in camera oscura.

  2. suburbia 19 dicembre 2008 alle 23:44

    Il fatto e’ che si guarda, ma poi la foto viene diversa…
    ciao BFS

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