The Smiths – The Queen is Dead (1986)

Esiste una teoria secondo cui gli anni Ottanta britannici hanno prodotto solo due nomi da salvare: Smiths e Japan. Gruppi presuntuosi quanto si vuole ma almeno capaci di musica vera. Eppure all’epoca soprattutto gli Smiths lasciavano qualche dubbio. Sono bravi, bravissimi nei pochi minuti di un 45 giri – si diceva di loro – meno quando si tratta di reggere i tre quarti d’ora di un album, niente vero per quel che mi riguarda.
Sì, in “The Smiths” e in “Meat is murder” ci sono dei vistosi cali di tensione ma, in “The Queen is Dead” no, è perfetto dall’inizio alla fine come non era accaduto prima e non sarebbe accaduto poi.

“The Queen is Dead” è stato il punto più alto della carriera degli Smiths e può essere considerato il ritratto dell’Inghilterra del ‘900 secondo Morrissey che, al di là del suo ostentato egocentrismo è riuscito a regalarci canzoni uniche, immediate e nello stesso tempo con una presa lirica inimitabile.
Gli elementi dei testi sono: l’amore, la morte e soprattutto un grande senso dell’umor. Le parole sono sottili e genialmente ambigue. Morrissey fruga nella letteratura (Oscar Wilde) e nella cinematografia (le loro copertine hanno sempre riferimenti cinematografici) ma riesce ad imprimere sempre il suo marcato senso autoironico. Ma, bisogna ricordare che, le parole di Morrissey non sarebbero così efficaci senza le melodie perfette del chittarista Johnny Marr, che all’epoca seppe far canticchiare chissà quanti loro fans.
Queste due anime del gruppo, hanno creato un marchio di fabbrica inimitabile, quella di Morrissey, decadente, tormentata e sentimentale, sempre in bilico tra genialità e auto-flagellazione, tra sguardo crudo sul mondo e sfrenato intimismo, e quella del chitarrista Johnny Marr, tutta fatta di strepitose intuizioni musicali.
Fu un “matrimonio” perfetto che raggiunse l’apice proprio i quegli anni Ottanta, senza essere superati nel futuro da nessuno, nemmeno dalle loro singole prove. 4,5/5

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10 thoughts on “The Smiths – The Queen is Dead (1986)

  1. SunOfYork 29 dicembre 2008 alle 23:44

    per me there is a light and it never goes out è una delle canzoni più belle che siano mai state scritte, però a onor di cronaca, anche i cure hanno un posto nel mio cuore (e negli anni Ottanta inglesi)
    sun

  2. novalis 29 dicembre 2008 alle 23:44

    Hai ragione Sun, infatti tra i prossimi, ci sarà un disco dei Cure. Benvenuta :)

  3. paloz 29 dicembre 2008 alle 23:44

    Questo famosissimo disco lo avevo cominciato ma ho tagliato subito. Sono mesi che devo riprenderlo fuori. Mi hai convinto.
    (I Japan proprio mi fan schifo! :D – o almeno “Gentlemen take polaroids”, l’unico che ho cercato di ascoltare).

  4. coscienza critica 30 dicembre 2008 alle 23:44

    Sai una cosa? Una curiosità (poco interessante, ma si fa per parlare): in quegli anni lavoravo anche come speaker radiofonico e realizzatore di jingles, ma, chissà perché, non ho mai voluto inserire Tha Smiths nelle mie scalette. Forse perché odiavo a prescindere la musica di quegli anni. Ogni tanto mi telefonava il direttore arrabbiato e mi diceva: ‘non puoi mettere Janis Joplin alle 8,30 di mattina’! hehehe
    Ciao

  5. novalis 30 dicembre 2008 alle 23:44

    @c.c.: a dir la verità, ho ascoltato la maggior parte della musica degli “anni ottanta” dopo e non durante, e non per snobismo, ma perché “durante” mi piaceva meno.
    Scrissi un POST sulla musica anni ’80.
    Ciao

  6. Lucien 30 dicembre 2008 alle 23:44

    Tra Smith e Japan ho sempre preferito i secondi. Poi ho continuato a seguire David Sylvian che in seguito ha fatto dischi ancora più belli.
    A Presto

  7. Marco (Cannibal Kid) 30 dicembre 2008 alle 23:44

    di gruppi uk anni 80 validi ce ne sono parecchi, cure e new order su tutti, i mitici echo & the bunnymen, tears for fears, pretenders, ma se si va a scavare sotto la patina glam anche duran duran e spandau ballet qualcosa di interessante l'hanno proposto.. gli smiths rimangono però assolutamente i miei favourites

  8. Riverinflood 31 dicembre 2008 alle 23:44

    Ecco un fine degno d’essere vissuto come si merita: esorcizzandolo con un brindisi contro il vecchio. Auguri.

  9. novalis 1 gennaio 2009 alle 23:44

    @Paloz: l'avrei giurato… ciao :-)

    @Lucien: anche a me piace D.Sylvian

    @Marco: sui duran & spandau bisogna scavare… molto! ciao :-)

    @River: grazie

  10. luca 6 febbraio 2009 alle 23:44

    Mi permetto di aggiungere un altra pietra miliare dello stesso anno..il mitico 1986 appunto..trattasi di “Black Celebration” dei, dei, dei non ricordo ora…;-)..grandiosi e sempre sottovalutati Depeche Mode..credo che insieme a Queen is Dead racchiuda l’essenza “dark” e pessimista degli anni 80 (almeno in parte dai..) Tutto il resto è pattume ad uso e consumo di teenager.

    Ciao

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