Archivio mensile:gennaio 2009

Mark Strand


il sabato poesia: Nevicata

Se guardi la neve che scende a coprire
la terra,
coprire se stessa e tutto ciò che tu
non sei, vedrai
che è la deriva gravitazionale della luce
sul rumore dell’aria che cancella l’aria
è il cadere dell’attimo nell’attimo,
la sepoltura
del sonno, il rovescio dell’inverno, il
negativo della notte.

Link: wikipediaminimumfax

Annunci

FotoAscolto #72

FotoAscolto #72

W. Kandinsky

“Ogni opera d’arte è figlia del suo tempo e, in molti casi, madre delle nostre emozioni.”
W. Kandinsky – Sulla Spiritualità

Kandinskij nelle sue opere espone le sue teorie sull’uso del colore, intravedendo un nesso strettissimo tra opera d’arte e dimensione spirituale. Il colore può avere due possibili effetti sullo spettatore: un effetto fisico, superficiale e basato su sensazioni momentanee, determinato dalla registrazione da parte della retina di un colore piuttosto che di un altro; un effetto psichico dovuto alla vibrazione spirituale (prodotta dalla forza psichica dell’uomo) attraverso cui il colore raggiunge l’anima. Esso può essere diretto o verificarsi per associazione con gli altri sensi. L’effetto psichico del colore è determinato dalle sue qualità sensibili: il colore ha un odore, un sapore, un suono. Perciò il rosso, ad esempio, risveglia in noi l’emozione del dolore, non per un’associazione di idee (rosso-sangue-dolore), ma per le sue proprie caratteristiche, per il suo “suono interiore”. Kandinskij utilizza una metafora musicale per spiegare quest’effetto: il colore è il tasto, l’occhio è il martelletto, l’anima è un pianoforte con molte corde.
(da Wikipedia)

Link: [artcurel] – [nella foto “Kandinsky”, olio su tela del 2005 di Jacques Moitoret]

W. Kandinsky

“Ogni opera d’arte è figlia del suo tempo e, in molti casi, madre delle nostre emozioni.”
W. Kandinsky – Sulla Spiritualità

Kandinskij nelle sue opere espone le sue teorie sull’uso del colore, intravedendo un nesso strettissimo tra opera d’arte e dimensione spirituale. Il colore può avere due possibili effetti sullo spettatore: un effetto fisico, superficiale e basato su sensazioni momentanee, determinato dalla registrazione da parte della retina di un colore piuttosto che di un altro; un effetto psichico dovuto alla vibrazione spirituale (prodotta dalla forza psichica dell’uomo) attraverso cui il colore raggiunge l’anima. Esso può essere diretto o verificarsi per associazione con gli altri sensi. L’effetto psichico del colore è determinato dalle sue qualità sensibili: il colore ha un odore, un sapore, un suono. Perciò il rosso, ad esempio, risveglia in noi l’emozione del dolore, non per un’associazione di idee (rosso-sangue-dolore), ma per le sue proprie caratteristiche, per il suo “suono interiore”. Kandinskij utilizza una metafora musicale per spiegare quest’effetto: il colore è il tasto, l’occhio è il martelletto, l’anima è un pianoforte con molte corde.
(da Wikipedia)

Link: [artcurel] – [nella foto “Kandinsky”, olio su tela del 2005 di Jacques Moitoret]

Decrescita

Inauguro con questo post una nuova sezione che porta l’originale (!) titolo di “Decrescita”.

Sulla decrescita sono stati scritti e detti fiumi di parole; sulla carta stampata, alla radio, in televisione e nella rete. Nonostante ciò, credo sia utile condividere con voi quello che, obbiettabile o no, avrà un’importanza primaria nella nostra futura vita sociale e quotidiana.

Le prime domande che sorgono spontanee sono: crediamo esista la possibilità di un’involuzione (o addirittura di un abbandono) delle tecnologie che ormai fanno parte integrante della nostra vita? Decrescere è rinunciare? Decrescere è l’unica possibilità che ci è rimasta?
In realtà credo che decrescere non sia tornare indietro, non significa rinunciare a quello che possediamo, ma utilizzarlo al meglio e senza sprechi.

“Per decrescere è necessario non sprecare risorse, non cadere nella trappola perversa del consumismo sfrenato, non sottostare a delle imposizioni imposte dalla televisione, dalla pubblicità e dai mass media in generale. Ridurre al minimo gli imballaggi, cercare di utilizzare tutto il riutilizzabile, cambiare il modo di produrre e di dove produrre. Ritornare ad economie locali per ridurre i costi dei trasporti, perché trasportare una merce a lunghe distanze comporta un dispendio energetico, un’emissione maggiore di anidride carbonica, più incidenti sulle strade, più imballaggi e quindi più rifiuti, più polveri sottili anch’esse colpevoli di casi di tumore e malattie cardiocircolatorie, più costi per la sanità ecc. Si deve produrre con la massima attenzione al rispetto dell’ambiente, costruire case tenendo conto del risparmio energetico e di mantenere una parte di verde necessaria alla sopravvivenza dell’ecosistema”.

La grande obiezione che viene mossa al concetto di decrescita è legata al timore di dover rinunciare ad alcune comodità e quindi all’idea di tornare indietro nel tempo.
In un certo senso è necessario fare un passo indietro per tornare ad adottare abitudini ormai perdute, ma che rispettavano l’ambiente e la convivenza civile.
Grazie all’innovazione, però, non siamo costretti a rinunciare a niente, dobbiamo solo utilizzare quello che abbiamo al meglio per evitare sprechi. Quindi dobbiamo ripensare al modello di “sviluppo” che vogliamo. Sviluppare qualità, cultura e consapevolezza serve ad ottenere una buona convivenza democratica e civile fra gli uomini.
Politicamente l’evoluzione dovrà portare sempre ad una maggiore partecipazione dei cittadini, che segnalano problemi, costruiscono idee e decidono come convivere senza imposizioni dall’alto. Questo è quello che sia io, che la “decrescita”, ci auspichiamo succeda e succeda immediatamente. Questo per il bene dell’umanità intera.

Decrescita

Inauguro con questo post una nuova sezione che porta l’originale (!) titolo di “Decrescita”.

Sulla decrescita sono stati scritti e detti fiumi di parole; sulla carta stampata, alla radio, in televisione e nella rete. Nonostante ciò, credo sia utile condividere con voi quello che, obbiettabile o no, avrà un’importanza primaria nella nostra futura vita sociale e quotidiana.

Le prime domande che sorgono spontanee sono: crediamo esista la possibilità di un’involuzione (o addirittura di un abbandono) delle tecnologie che ormai fanno parte integrante della nostra vita? Decrescere è rinunciare? Decrescere è l’unica possibilità che ci è rimasta?
In realtà credo che decrescere non sia tornare indietro, non significa rinunciare a quello che possediamo, ma utilizzarlo al meglio e senza sprechi.

“Per decrescere è necessario non sprecare risorse, non cadere nella trappola perversa del consumismo sfrenato, non sottostare a delle imposizioni imposte dalla televisione, dalla pubblicità e dai mass media in generale. Ridurre al minimo gli imballaggi, cercare di utilizzare tutto il riutilizzabile, cambiare il modo di produrre e di dove produrre. Ritornare ad economie locali per ridurre i costi dei trasporti, perché trasportare una merce a lunghe distanze comporta un dispendio energetico, un’emissione maggiore di anidride carbonica, più incidenti sulle strade, più imballaggi e quindi più rifiuti, più polveri sottili anch’esse colpevoli di casi di tumore e malattie cardiocircolatorie, più costi per la sanità ecc. Si deve produrre con la massima attenzione al rispetto dell’ambiente, costruire case tenendo conto del risparmio energetico e di mantenere una parte di verde necessaria alla sopravvivenza dell’ecosistema”.

La grande obiezione che viene mossa al concetto di decrescita è legata al timore di dover rinunciare ad alcune comodità e quindi all’idea di tornare indietro nel tempo.
In un certo senso è necessario fare un passo indietro per tornare ad adottare abitudini ormai perdute, ma che rispettavano l’ambiente e la convivenza civile.
Grazie all’innovazione, però, non siamo costretti a rinunciare a niente, dobbiamo solo utilizzare quello che abbiamo al meglio per evitare sprechi. Quindi dobbiamo ripensare al modello di “sviluppo” che vogliamo. Sviluppare qualità, cultura e consapevolezza serve ad ottenere una buona convivenza democratica e civile fra gli uomini.
Politicamente l’evoluzione dovrà portare sempre ad una maggiore partecipazione dei cittadini, che segnalano problemi, costruiscono idee e decidono come convivere senza imposizioni dall’alto. Questo è quello che sia io, che la “decrescita”, ci auspichiamo succeda e succeda immediatamente. Questo per il bene dell’umanità intera.