La libertà e la giustizia #4/7

scritto da Albert Einstein (capitoli precedenti)

Da un punto di vista obiettivo, preoccuparsi del senso o del fine della nostra esistenza e di quella delle altre creature mi è sempre parso assolutamente vuoto di significato. Ciononostante ogni uomo è legato ad alcuni ideali che gli servono di guida nell’azione e nel pensiero. In questo senso il benessere e la felicità non mi sono mai apparsi come la meta assoluta (questa base della morale la definisco l’ideale dei porci). Gli ideali che hanno illuminato la mia strada e mi hanno dato costantemente un coraggio gagliardo sono stati il bene, la bellezza e la verità.

Senza la coscienza di essere in armonia con coloro che condividono le mie convinzioni, senza la affannosa ricerca del giusto, eternamente inafferrabile, del dominio dell’arte e della ricerca scientifica, la vita mi sarebbe parsa assolutamente vuota. Fin dai miei anni giovanili ho sempre considerato spregevoli le mete volgari alle quali l’umanità indirizza i suoi sforzi: il possesso di beni, il successo apparente e il lusso.
In singolare contrasto col mio senso ardente di giustizia e di dovere sociale, non ho mai sentito la necessità di avvicinarmi agli uomini e alla società in generale. Sono proprio un cavallo che vuol tirare da solo; mai mi sono dato pienamente né allo stato, né alla terra natale, né agli amici e neppure ai congiunti più prossimi; anzi ho sempre avuto di fronte a questi legami la sensazione netta di essere un estraneo e ho sempre sentito il bisogno di solitudine; e questa sensazione non fa che aumentare con gli anni. Sento fortemente, ma senza rimpianto, di toccare il limite dell’intesa e dell’armonia con il prossimo. Certo, un uomo di questo carattere perde così una parte del suo candore e della sua serenità, ma ci guadagna una larga indipendenza rispetto alle opinioni, abitudini e giudizi dei suoi simili; ne sarà tentato di stabilire il suo equilibrio su basi cosi malferme.
Il mio ideale politico è l’ideale democratico. Ciascuno deve essere rispettato nella sua personalità e nessuno deve essere idolatrato. Per me l’elemento prezioso nell’ingranaggio dell’umanità non è lo Stato, ma è l’individuo creatore e sensibile, è insomma la personalità; è questa sola che crea il nobile e il sublime, mentre la massa è solida nel pensiero e limitata nei suoi sentimenti.
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5 thoughts on “La libertà e la giustizia #4/7

  1. skip 18 gennaio 2009 alle 23:44

    L’identità personale implica un graduale percorso di crescita interiore che dovrebbe assumere una connotazione più specifica e profonda nelle varie fasi della vita. Essa dovrebbe essere più forte di quella collettiva in cui può, ma non necessariamente deve, trovare punti di contatto. A volte invece ho l’impressione che l’identità collettiva, con la sua precisa fisionomia ed intrinseca e distintiva omogeneità, dia un rassicurante senso di appartenenza culturale e sociale a chi è scarsamente consapevole della propria identità personale. Forse è più faticoso osservarsi dentro che proiettarsi fuori adeguandosi ad una massa uniforme, spesso animata da ideali meno elevati, più concreti e percepibili. Non tutti maturano questa sensibilità che presume intelligenza, intesa come volontà di capire e umiltà di mettersi in gioco. Einstein è stato un grande e ne sono conferma le sue belle riflessioni.

    Grazie per averle condivise.

  2. pia 18 gennaio 2009 alle 23:44

    Che belle queste pagine di riflessioni di Einstein!
    Condivido sia lo scritto che il commento di Skip, aggiungendo che, secondo me, si ha bisogno di entrambi i percorsi, a seconda dei bisogni e dei momenti…

  3. Tosca Pagliari 18 gennaio 2009 alle 23:44

    Solo chi si stacca dalla massa e riesce a volare al di sopra dei luoghi comuni e delle scontate consuetudini riesce ad aprire nuove frontiere del sapere. Il pensiero divergente è una virtù dei grandi, tuttavia spesso sono costretti alla solitudine perchè non riescono a trovare nei loro simili il loro stesso anelito allo spazio libero dei pensieri nuovi. A volte vengono persino considerati folli o amorali, sono guardati con diffidenza e scetticismo,ogni tanto vengono finalmente compresi e si apre un’era nuova. Einstein ne è l’esempio.

  4. filo 18 gennaio 2009 alle 23:44

    Eppure oggi si avverte una grande richiesta di senso dell’esistenza da parte di molte persone che devono sottostare a un lavoro,a una prassi, a un sistema di regole nelle quali non ci si riconosce più e che annientano la personalità individuale finalizzandola al processo
    produttivo che perpetra se stesso.
    Probabilmente Einstein il senso dell’esistenza lo aveva trovato nella realizzazione del suo grande talento, forse ognuno di noi dovrebbe cercare il proprio talento e seguirlo.

  5. novalis 19 gennaio 2009 alle 23:44

    Esempio concreto di come condividere le proprie riflessioni.
    Un grazie a tutte, davvero.

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