Decrescita

Inauguro con questo post una nuova sezione che porta l’originale (!) titolo di “Decrescita”.

Sulla decrescita sono stati scritti e detti fiumi di parole; sulla carta stampata, alla radio, in televisione e nella rete. Nonostante ciò, credo sia utile condividere con voi quello che, obbiettabile o no, avrà un’importanza primaria nella nostra futura vita sociale e quotidiana.

Le prime domande che sorgono spontanee sono: crediamo esista la possibilità di un’involuzione (o addirittura di un abbandono) delle tecnologie che ormai fanno parte integrante della nostra vita? Decrescere è rinunciare? Decrescere è l’unica possibilità che ci è rimasta?
In realtà credo che decrescere non sia tornare indietro, non significa rinunciare a quello che possediamo, ma utilizzarlo al meglio e senza sprechi.

“Per decrescere è necessario non sprecare risorse, non cadere nella trappola perversa del consumismo sfrenato, non sottostare a delle imposizioni imposte dalla televisione, dalla pubblicità e dai mass media in generale. Ridurre al minimo gli imballaggi, cercare di utilizzare tutto il riutilizzabile, cambiare il modo di produrre e di dove produrre. Ritornare ad economie locali per ridurre i costi dei trasporti, perché trasportare una merce a lunghe distanze comporta un dispendio energetico, un’emissione maggiore di anidride carbonica, più incidenti sulle strade, più imballaggi e quindi più rifiuti, più polveri sottili anch’esse colpevoli di casi di tumore e malattie cardiocircolatorie, più costi per la sanità ecc. Si deve produrre con la massima attenzione al rispetto dell’ambiente, costruire case tenendo conto del risparmio energetico e di mantenere una parte di verde necessaria alla sopravvivenza dell’ecosistema”.

La grande obiezione che viene mossa al concetto di decrescita è legata al timore di dover rinunciare ad alcune comodità e quindi all’idea di tornare indietro nel tempo.
In un certo senso è necessario fare un passo indietro per tornare ad adottare abitudini ormai perdute, ma che rispettavano l’ambiente e la convivenza civile.
Grazie all’innovazione, però, non siamo costretti a rinunciare a niente, dobbiamo solo utilizzare quello che abbiamo al meglio per evitare sprechi. Quindi dobbiamo ripensare al modello di “sviluppo” che vogliamo. Sviluppare qualità, cultura e consapevolezza serve ad ottenere una buona convivenza democratica e civile fra gli uomini.
Politicamente l’evoluzione dovrà portare sempre ad una maggiore partecipazione dei cittadini, che segnalano problemi, costruiscono idee e decidono come convivere senza imposizioni dall’alto. Questo è quello che sia io, che la “decrescita”, ci auspichiamo succeda e succeda immediatamente. Questo per il bene dell’umanità intera.

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8 thoughts on “Decrescita

  1. coscienza critica (italiani imbecilli) 27 gennaio 2009 alle 23:44

    Sono contento che tu abbia affrontato questa questione. I miei collaboratori ed io stiamo pensando di parlare di questo argomento, importante, utilizzando agganci storici. Sì, perché sono circa 200 anni che molti intellettuali predicano il ‘ritorno indietro’ che indietro non è.
    Non so quando sarà pronto il post. Noi ti aspettiamo, però, se vorrai commentare.
    Ciao

  2. pia 27 gennaio 2009 alle 23:44

    Ottimo.
    E se non fossimo un popolo imbecille avremmo già iniziato da tempo questo percorso, come penso sia accaduto in altre nazioni.
    E come tutti i cambiamenti avranno bisogno di tempo, impossibile che siano repentini.
    Ma una volta tanto daremo un segno intelligente del nostro vivere: ce la faremo?
    Questa sì che sarebbe evoluzione!

  3. Robi 27 gennaio 2009 alle 23:44

    Sono d’accordo anch’io con il commento di coscienza critica: non si tratta di “decrescita”, ma di crescita intellettuale, mirata, utile. Forse un’utopia, ma come per la tecnologia, chissà che anche per gli ideali, quello che oggi sembra impossibile domani possa diventare realtà.

  4. thelonious 28 gennaio 2009 alle 23:44

    L’argomento è molto interessante e mi fa piacere che inizi ad affrontarlo. Neppure per me decrescita significa involuzione, anzi è un’evoluzione tecnologica e culturale fondamentale: abbiamo sfruttato tutto lo sfruttabile, ora dobbiamo imparare a gestire le risorse (che non sono infinite) a nostro vantaggio senza sprecarne nessuna. la tecnologia può aiutarci in questo, ma è soprattutto la mentalità che va cambiata e indirizzata verso quest’ottima nuova.
    Leggerò molto volentieri i prossimi post.

  5. Franco Zaio 28 gennaio 2009 alle 23:44
  6. Riverinflood 28 gennaio 2009 alle 23:44

    Mi trovo d’accordo con questo post. Del resto, nel mio piccolo, visto cho non sto in città, riciclo quasi tutto e decresco gradualmente.

  7. novalis 28 gennaio 2009 alle 23:44

    Sono contento che l’argomento interessi, avremo così modo di approfondire, condividere e spero soprattutto di mettere in pratica.
    Grazie :-)

  8. Anonymous 4 febbraio 2009 alle 23:44

    Non confonserei la decrescita con il riciclo, e nemmeno con l’ottimizzazione delle risorse, decrescita per me significa “crescita verso una nuova direzione” un diverso obiettivo di fondo, opposto alla massificazione, la tecnologia è comunque strumento di libertà a disposizione dell’uomo di “buon senso”.
    Ciò che rovina è sempre l’indigestione tecnologica e la dipendenza psicologica che essa crea, decrescita per me è anche il necessario fallimento dell’economia di mercato, che stiamo toccando con mano, il mostro non è più in grado di autorigenerarsi.
    Il seme germina quando la pianta è morta…che pianta nascerà è presto per dirlo,
    un caro saluto
    Narda

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