W. Kandinsky

“Ogni opera d’arte è figlia del suo tempo e, in molti casi, madre delle nostre emozioni.”
W. Kandinsky – Sulla Spiritualità

Kandinskij nelle sue opere espone le sue teorie sull’uso del colore, intravedendo un nesso strettissimo tra opera d’arte e dimensione spirituale. Il colore può avere due possibili effetti sullo spettatore: un effetto fisico, superficiale e basato su sensazioni momentanee, determinato dalla registrazione da parte della retina di un colore piuttosto che di un altro; un effetto psichico dovuto alla vibrazione spirituale (prodotta dalla forza psichica dell’uomo) attraverso cui il colore raggiunge l’anima. Esso può essere diretto o verificarsi per associazione con gli altri sensi. L’effetto psichico del colore è determinato dalle sue qualità sensibili: il colore ha un odore, un sapore, un suono. Perciò il rosso, ad esempio, risveglia in noi l’emozione del dolore, non per un’associazione di idee (rosso-sangue-dolore), ma per le sue proprie caratteristiche, per il suo “suono interiore”. Kandinskij utilizza una metafora musicale per spiegare quest’effetto: il colore è il tasto, l’occhio è il martelletto, l’anima è un pianoforte con molte corde.
(da Wikipedia)

Link: [artcurel] – [nella foto “Kandinsky”, olio su tela del 2005 di Jacques Moitoret]

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12 thoughts on “W. Kandinsky

  1. pia 28 gennaio 2009 alle 23:44

    E’ il mio pittore preferito.
    Nessun altro riesce a tramettermi ciò che mi trasmettono i quadri di Kandinskij: l’emozione si trasforma in un pianto felice di comprensione di qualcosa di assolutamente inesprimibile a parole. Ho avuto la fortuna di vedere tre sue mostre e ogni volta è successa la stessa cosa. Nel suo libro “Lo spirituale nell’arte” spiega pefettamente questo fenomeno.
    Lo adoro.

  2. coscienza critica (italiani imbecilli) 29 gennaio 2009 alle 23:44

    Le informazioni inserite in Wikipedia riguardanti Kandinskij non sono pienamente esaustive. Il pittore, padre dell’astrattismo lirico, aveva scritto un libro (che ancora oggi si studia nelle Accademie), nel quale evidenzia, tra l’altro, le connessioni tra forma artistica e percezione umana. Tali studi tecnici, anticipano addirittura il lavoro della Gestalt e della Teoria della Percezione e ci fanno capire che ‘astrattismo’ non vuol dire assolutamente dipingere ‘così come viene’, ma offrire input precisi al cervello, per ottenere sensazioni altrettanto precise. Per conseguenza, di fronte a un’opera astratta, realizzata secondo i principi di Kandinskij, ognuno di noi proverà le stesse sensazioni di base.
    Il libro in questione è ‘Punto, Linea, Superficie’
    alcuni passi del libro

  3. novalis 29 gennaio 2009 alle 23:44

    @ Pia: anche per me, oltre ad Afro Basaldella e Francis Bacon.

    @ c.c.: hai ragione. In origine questo post doveva essere inserito solo in ipse dixit, con la frase sopra riportata, il resto è stato aggiunto in un secondo tempo, a ‘mo semplice coronamento. :-)
    Grazie del link. Ciao

  4. Anonymous 29 gennaio 2009 alle 23:44

    ho letto i commenti e mi sono permesso di sorridere , non perchè io abbia la puzza sotto al naso, boh ?, forse un pochino è vero, questa volta mi metto a ridere (non me la faccio e me la incarto). vi suggerirei trovandovi a guardare un opera d’arte, qualsiasi sia la tecnica espressiva e la corrente identificativa d’appartenenza, di non analizzarla come un compitino per casa, verificandone l’attendibilità e coerenza.lasciatevi andare e basta, accontentatevi di quello che la vostra sensibilità avverte non deve necessariamente essere condivisa. GUSTATELA,e se sfortunatamente non fosse cosi, non cercate quello che non riuscite a cogliere, non è la ricerca del significato o dell’effetto, o la spiegazione logica e razzionale a tutti i costi, che vi fà capire ed apprezzare un opera d’arte. non angosciatevi, la cosa è che non vi arriva non siete pronti, vada come vada. poi, fate pure un passo avanti, guardate il titolo e se servechi ne è l’autore . se vi và: documentatevi, studiate tutto ciò che credete, che male non fà. forse, alla fine della giostra ci si ritrovi punto a capo, non averci capito nulla. io dico che è un GIOCO, buon divertimento. bye-bye t.v.27

  5. Anonymous 29 gennaio 2009 alle 23:44

    correzione. penultima riga si deve leggere: senza averne capito nulla.

    grazie t.v.27

  6. novalis 29 gennaio 2009 alle 23:44

    @ anonimo: caro t.v.27, mi sembra che la “fai” molto più grande e molto più lunga di quello che in verità vuole essere.
    Qui, in questo caso, non si guarda un’opera d’arte e niente meno la si analizza, lo scopo di questo post, qualora non si avesse capito, è mi sembra sia così, è la frase, è l’Ipse Dixit di Kandinsky e non l’opera d’arte che tra l’altro non è neanche sua. Va da se che non si sta ricercando nessun significato ne niente meno che l’effetto. Credo che nessuno di noi si angoscierà per quest’opera di Moitoret e dormiremo tutti sonni tranquilli sapendo comunque che è un gioco.
    Alla prossima, e felice di averti fatto sorridere, di questi tempi ne abbiamo tutti bisogno.

  7. coscienza critica (italiani imbecilli) 30 gennaio 2009 alle 23:44

    @ t.v.27
    Mi accodo al commento di novalis. Inoltre tendo a precisare all’anonimo che la tua visione è colma di stereotipi e luoghi comuni. L’arte si studia e ha delle regole. Così come la musica. Lasciarsi trasportare SOLTANTO dalle emozioni visive è un’azione che compie colui che non conosce le regole dell’arte (che non ha studiato). Mentre chi conosce l’arte ANCHE nei suoi aspetti tecnico-percettivi, può godere sia delle emozioni istantanee, sia di quelle legate all’indagine tecnica. Un’opera si gusta su tre livelli: iconico, iconografico e iconologico. Tu sei fermo al primo. Ti consiglio di leggerti Kandinskij, Rudolf Arnheim, Walter Benjamin, Erwin Panofsky, Argan, Gombrich…
    Ti si aprirà un mondo

  8. Riverinflood 30 gennaio 2009 alle 23:44

    Di fronte all’astrattismo, ho una casa piena di tele in astratto, ma anche di figurato, mi vengono sempre i brividi. Specie se guardando la “Donna con mela” di Picasso non riesco a distinguere dov’è sta mela e dov’è sta donna. Allora, credo che la ragione stia nel mezzo. Un po’ di più sta nello Studio, vero. Ma purtroppo questo genere di pittura non è per il popolino, né per la cosiddetta massa grassa che se ne va magari di domenica a “farsi una cultura” nei musei, anche a pagamento, e sorride magari sui significati che il proprio livello di cultura gli fa emergere a mo’ di sentenze. Ritengo che un quadro del genere, un quadro intrinsecamente intellettuale non sia per tutti ma solo per i più fortunati. Ritengo che i fortunati debbano avere avuta la fortuna di farsi una grande cultura, avere uno spiccato senso dell’arte, e di fronte ad un quadro di Picasso o di Kandinskij, o di altri astrattisti, avere la capacità di spogliarsi della propria presunzione e fare un viaggio in metaxis con l’artista che ha dipinto l’astratto, (cioè condivisione politica sociale umana e del percorso mentale che l’artista ha fatto per arrivare a produrre quella “immagine astratta”): a quel punto non c’è più bisogno di indagare tutta la tela per riuscire a trovare la mela o la donna o un cubo o una linea; con la condivisione del viaggio mentale con l’artista, ecco che queli oggetti, prima nascosti ti appaiono in tutta la loro concretezza.
    Ma si sa, l’arte non è per tutti. E questo è il grande male dell’umanità. La gente semplice si accontenta di barchette, nudi e nature morte. Sono facili da capire e non c’è bisogno di grande cultura. La differenza di classe passa anche tra artisti e fruitori. Sgarbi docet.
    Ciao.

  9. ilaria 31 gennaio 2009 alle 23:44

    Lo adoro!!!!!

  10. Anonymous 1 febbraio 2009 alle 23:44

    Non ho mai detto che lo studio e la ricerca non siano importanti nell’arte, dico che non sono fondamentali. Non sempre l’artista è dotato di tecnica sorprendente, e chi gode nel “gustare” un’opera d’arte qualsiasi sia il mezzo di espressione, non sempre è un super esperto. Caro “coscienza critica” ti sei “riempito” di concetti che mi permetterei di dire: un pochino vecchiotti limitanti, castigati da lacciuoli accademici che spesso servono solo ai critici d’arte o peggio ai “critici militanti”, per costruire la fortuna ecconomica e di mercato per se o per gli autori . Certo piu mezzi di conoscenza e maggiore esperienza facilitano ad ottenere il meglio possibile, ma non dimenticarti dei termini, talento, genialità, il vecchio ma sepre buono “dono di natura”. Un artista a cui sono particolarmete legato diceva d’aver impiegato una vita per riuscire a dipingere come un bambino. E credimi, lo capisco perfettamente e condivido totalmente,e piu lavoro e piu avverto l’urgenza di spogliarmi da regole canoniche (cose da vecchi tromboni), mettendo a nudo la mia sensibilità interpretativa senza vergogna. Per la segnalazione alle letture, ti ringrazio del consiglio, ma già lette e rilette da tanto tempo. Salutando e rimanendo nel gioco, auguro buon divertimento. t.v.27

  11. Anonymous 1 febbraio 2009 alle 23:44

    scusami ma nella fratta dell’ora “ecconomica” si scrive e si legge “economica”. Stufo ma divertito! anche se sono le 02’17 di domenica. t.v.27

  12. ReAnto 2 febbraio 2009 alle 23:44

    Punto linea superficie .
    Il punto geometrico è un’entità invisibile. Deve quindi essere definito come un’entità immateriale. Pensato materialmente, il punto equivale a uno zero.Ma in questo zero si nascondono diverse proprietà, che sono “umane”. Noi ci rappresentiamo questo zero – il punto geometrico – come associato con la massima concisione, cioè con un estremo riserbo, che però parla. In questo modo, nella nostra rappresentazione, il punto geometrico è il più alto e assolutamente l’unico legame tra silenzio e parola. E perciò il punto geometrico ha trovato la sua forma materiale, in primo luogo, nella scrittura – esso appartiene al linguaggio e significa silenzio. …Una retta, e in particolare una breve retta che si ispessisce, rappresenta un caso analogo a quello del punto che cresce: anche qui c’è da domandarsi: “In quale momento si estingue la linea come tale e in quale momento nasce una superficie?”. Ma non possiamo dare una risposta precisa. Come si potrebbe rispondere alla domanda: “Quando finisce il fiume e quando comincia il mare?”. I limiti sono sempre mal distinguibili e immobili.
    Brani tratti da: Vassily Kandinsky, Punto Linea Superficie, Adelphi
    e da qui il titolo del mio blog :)

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