La libertà e la giustizia #5/7

scritto da Albert Einstein (capitoli precedenti)

Questo argomento mi induce a parlare della peggiore fra le creazioni, quella delle masse armate, del regime militare voglio dire, che odio con tutto il cuore. Disprezzo profondamente chi è felice di marciare nei ranghi e nelle formazioni al seguito di una musica: costui solo per errore ha ricevuto un cervello; un midollo spinale gli sarebbe più che sufficiente. Bisogna sopprimere questa vergogna della civiltà il più rapidamente possibile. L’eroismo comandato, gli stupidi corpo a corpo, il nefasto spirito nazionalista, come odio tutto questo! E quanto la guerra mi appare ignobile e spregevole! Sarei piuttosto disposto a farmi tagliare a pezzi che partecipare a una azione così miserabile.

Eppure, nonostante tutto, io stimo tanto l’umanità da essere persuaso che questo fantasma malefico sarebbe da lungo tempo scomparso se il buonsenso dei popoli non fosse sistematicamente corrotto, per mezzo della scuola e della stampa, dagli speculatori del mondo politico e del mondo degli affari.
Qual è il senso della nostra esistenza, qual è il significato dell’esistenza di tutti gli esseri viventi in generale? Il saper rispondere a una siffatta domanda significa avere sentimenti religiosi. Voi direte: ma ha dunque un senso porre questa domanda. Io vi rispondo: chiunque crede che la sua propria vita e quella dei suoi simili sia priva di significato è non soltanto infelice, ma appena capace di vivere.
La più bella sensazione è il lato misterioso della vita. E’ il sentimento profondo che si trova sempre nella culla dell’arte e della scienza pura. Chi non è più in grado di provare né stupore né sorpresa è per così dire morto; i suoi occhi sono spenti. L’impressione del misterioso, sia pure misto a timore, ha suscitato, tra l’altro, la religione. Sapere che esiste qualcosa di impenetrabile, conoscere le manifestazioni dell’intelletto più profondo e della bellezza più luminosa, che sono accessibili alla nostra ragione solo nelle forme più primitive, questa conoscenza e questo sentimento, ecco la vera devozione: in questo senso, e soltanto in questo senso, io sono fra gli uomini più profondamente religiosi. Non posso immaginarmi un Dio che ricompensa e che punisce l’oggetto della sua creazione, un Dio che soprattutto esercita la sua volontà nello stesso modo con cui la esercitiamo su noi stessi. Non voglio e non possono figurarmi un individuo che sopravviva alla sua morte corporale: quante anime deboli, per paura e per egoismo ridicolo, si nutrono di simili idee.
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4 thoughts on “La libertà e la giustizia #5/7

  1. pia 1 febbraio 2009 alle 23:44

    “…e alla fine ho capito che io sono nel tutto e il tutto è in me”, come cito nel post di ieri.

  2. Riverinflood 1 febbraio 2009 alle 23:44

    Già e a malincuore è misteriosa la vita anche dei delinquenti e marmaglia simile. Se poi esistesse un Dio che ricompensi e punisca il suo creato, vorrei che punisse soltanto i malcreati. Non chiedo troppo, in fondo.

  3. coscienza critica (italiani imbecilli) 1 febbraio 2009 alle 23:44

    Parole sempre attuali. Il loro valore non è relativo.

  4. skip 1 febbraio 2009 alle 23:44

    la vita: un mistero biologico, miracolo della natura, magia del sentimento che fa percepire un infinito indecifrabile che stupisce… sicuramente è qualcosa di unico e prezioso da preservare dai limiti dell’uomo

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