Archivio mensile:aprile 2009

Ghiànnis Ritsòs

agenda letteraria Il 1 maggio 1909 – nasce a Monemyàsia il poeta greco Ghiànnis Ritsòs

I poeti vogliono la pace. Per quanto è
loro possibile, essi ne sono i costruttori e
anche i combattimenti, giacchè di una lotta
si tratta. Credono, sentono che essa è il
fondamento di ogni civiltà, che solo la
pace può assicurare la felicità umana,
senza la quale tutto è rovina e senza la
quale è la morte che vince.
(La poesia è memoria del futuro, “Poesia”, 4,1989)

Luigi Russolo

agenda letteraria Il 30 aprile 1885 – nasce a Porto Gruaro Luigi Russolo

Sono andato a cercar
fra i rumori, timbri
da intonare, in modo
da formare vari
strumenti musicali
(“intonarumori”)
(Alla ricerca del vero)

Rete & Libertà

La Rete ha vinto e resta libera, post di Guido Scorza pubblicato su Punto Informatico.

La libertà dei cittadini italiani di usare la Rete per informare ed informarsi così come loro garantito dalla Carta fondamentale dei diritti dell’uomo e del cittadino prima e dalla Costituzione poi è salva… almeno per il momento.

I Deputati italiani, infatti, mostrando una maturità ed un rispetto per i diritti fondamentali dei cittadini e degli utenti superiore a quello dei colleghi del Senato, nella notte di ieri, hanno abrogato l’art. 60 del DDL n. 2180, meglio noto al grande pubblico come emendamento D’Alia, approvando l’emendamento Cassinelli. Uno dei più pericolosi attentati alla libertà dell’informazione in Rete ed attraverso la Rete è stato, dunque, sventato.



L’emendamento D’Alia, infatti – che sia stato frutto di superficialità, ignoranza delle dinamiche di circolazione dei contenuti in Rete o di un eccesso di giustizialismo – avrebbe drammaticamente ridotto la libertà di informazione nel nostro Paese per effetto dell’applicazione di una perversa logica repressivo-cautelare in forza della quale la sospetta commissione da parte di un singolo di un reato di opinione avrebbe finito con il gravare sull’intera collettività che, dalla sera alla mattina, si sarebbe ritrovata nell’impossibilità di informare ed informarsi attraverso blog, ugc e altre piattaforme telematiche.

“Nei prossimi giorni varrà, forse, la pena di fermarsi a riflettere su come sia potuto accadere che nel 2009 un Senatore della Repubblica abbia proposto – ed i suoi colleghi abbiano a larga maggioranza approvato – un emendamento che minacciava di oscurare la Rete nel secolo della Rete.” […]

È stato il tam tam della blogosfera, quello nelle piattaforme di social network, il rimbalzare dei video su YouTube, il libero esercizio da parte di centinaia di migliaia di cittadini italiani che ogni giorno usano la Rete del loro diritto di critica e la viralità della comunicazione elettronica a costringere il Parlamento a prestare attenzione ai 1684 caratteri (spazi esclusi) dell’emendamento D’Alia che, altrimenti, avrebbero rischiato di passare inosservati e di formare oggetto – come probabilmente già accaduto al Senato – di un voto distratto, assonnato, intorpidito che, difficilmente, le parole “filtraggio”, “Internet” o “connettività” sarebbero state in grado di risvegliare.
[…] A dirla meglio la realtà è che quella che si è appena consumata sotto i nostri occhi è la prova che Internet è ormai divenuto uno strumento maturo di democrazia elettronica da utilizzarsi in una politica partecipata, ampia e condivisa, caratterizzata da un dialogo aperto, rapido e schietto tra eletti ed elettori, dialogo nell’ambito del quale i numeri e la cassa di risonanza rappresentata dalla dimensione globale del fenomeno possono indurre i primi a ritornare sui propri passi ascoltando l’opinione dei secondi, noi, gli elettori.

Nel mondo dei media tradizionali, della televisione e della carta stampata questo non sarebbe mai stato possibile perché l’informazione correva verticalmente dai più grandi (economicamente e politicamente) ai più piccoli senza alcuna possibilità di invertire la direzione e i primi formavano a loro immagine e somiglianza l’opinione pubblica generando il consenso e scongiurando il formarsi di sacche di dissenso.

È questo il miracolo della Rete, primo mezzo di comunicazione di massa nel senso più pregnante del termine, in grado di lasciarsi plasmare ed utilizzare dai più numerosi e non già dai più grandi economicamente e politicamente.

Tale constatazione costituisce, ad un tempo, la ragione per la quale l’accesso libero e neutrale alla Rete va garantito e tutelato quale presupposto indefettibile dei diritti e delle libertà fondamentali e del perché, da più parti, talora in maniera più trasparente e talaltra più celata, si vorrebbe trasformare, a colpi di regole, la Rete in una grande TV.

Congratulazioni Signora Net, una bella e meritata vittoria!

Occorre, tuttavia, dare a Cesare quel che è di Cesare e, quindi, riconoscere che gli sforzi di quanti in Rete ed attraverso la Rete hanno, nelle ultime settimane, fatto il possibile perché questo risultato venisse raggiunto, sarebbero rimasti frustrati se non avessero trovato adeguata sponda nella responsabilità e nel senso del dovere di alcuni uomini delle Istituzioni ed in alcuni politici più illuminati di altri che hanno raccolto il grido di preoccupazione dei cittadini e lo hanno tradotto in emendamenti all’emendamento D’Alia che – istituzionalmente parlando – non è rimasto travolto dalle urla della Rete ma è stato, invece, soppresso dall’approvazione di due emendamenti sostanzialmente gemelli presentati uno dal PD (molti firmatari) e l’altro dall’On. Cassinelli – lo stesso del Salvablog – che già aveva presentato, facendosi per primo portatore delle istanze della Rete, un altro emendamento meno radicale ma, comunque, in grado di “neutralizzare” il ciclone D’Alia.

Rete & Libertà

La Rete ha vinto e resta libera, post di Guido Scorza pubblicato su Punto Informatico.

La libertà dei cittadini italiani di usare la Rete per informare ed informarsi così come loro garantito dalla Carta fondamentale dei diritti dell’uomo e del cittadino prima e dalla Costituzione poi è salva… almeno per il momento.

I Deputati italiani, infatti, mostrando una maturità ed un rispetto per i diritti fondamentali dei cittadini e degli utenti superiore a quello dei colleghi del Senato, nella notte di ieri, hanno abrogato l’art. 60 del DDL n. 2180, meglio noto al grande pubblico come emendamento D’Alia, approvando l’emendamento Cassinelli. Uno dei più pericolosi attentati alla libertà dell’informazione in Rete ed attraverso la Rete è stato, dunque, sventato.


L’emendamento D’Alia, infatti – che sia stato frutto di superficialità, ignoranza delle dinamiche di circolazione dei contenuti in Rete o di un eccesso di giustizialismo – avrebbe drammaticamente ridotto la libertà di informazione nel nostro Paese per effetto dell’applicazione di una perversa logica repressivo-cautelare in forza della quale la sospetta commissione da parte di un singolo di un reato di opinione avrebbe finito con il gravare sull’intera collettività che, dalla sera alla mattina, si sarebbe ritrovata nell’impossibilità di informare ed informarsi attraverso blog, ugc e altre piattaforme telematiche.

“Nei prossimi giorni varrà, forse, la pena di fermarsi a riflettere su come sia potuto accadere che nel 2009 un Senatore della Repubblica abbia proposto – ed i suoi colleghi abbiano a larga maggioranza approvato – un emendamento che minacciava di oscurare la Rete nel secolo della Rete.” […]

È stato il tam tam della blogosfera, quello nelle piattaforme di social network, il rimbalzare dei video su YouTube, il libero esercizio da parte di centinaia di migliaia di cittadini italiani che ogni giorno usano la Rete del loro diritto di critica e la viralità della comunicazione elettronica a costringere il Parlamento a prestare attenzione ai 1684 caratteri (spazi esclusi) dell’emendamento D’Alia che, altrimenti, avrebbero rischiato di passare inosservati e di formare oggetto – come probabilmente già accaduto al Senato – di un voto distratto, assonnato, intorpidito che, difficilmente, le parole “filtraggio”, “Internet” o “connettività” sarebbero state in grado di risvegliare.
[…] A dirla meglio la realtà è che quella che si è appena consumata sotto i nostri occhi è la prova che Internet è ormai divenuto uno strumento maturo di democrazia elettronica da utilizzarsi in una politica partecipata, ampia e condivisa, caratterizzata da un dialogo aperto, rapido e schietto tra eletti ed elettori, dialogo nell’ambito del quale i numeri e la cassa di risonanza rappresentata dalla dimensione globale del fenomeno possono indurre i primi a ritornare sui propri passi ascoltando l’opinione dei secondi, noi, gli elettori.

Nel mondo dei media tradizionali, della televisione e della carta stampata questo non sarebbe mai stato possibile perché l’informazione correva verticalmente dai più grandi (economicamente e politicamente) ai più piccoli senza alcuna possibilità di invertire la direzione e i primi formavano a loro immagine e somiglianza l’opinione pubblica generando il consenso e scongiurando il formarsi di sacche di dissenso.

È questo il miracolo della Rete, primo mezzo di comunicazione di massa nel senso più pregnante del termine, in grado di lasciarsi plasmare ed utilizzare dai più numerosi e non già dai più grandi economicamente e politicamente.

Tale constatazione costituisce, ad un tempo, la ragione per la quale l’accesso libero e neutrale alla Rete va garantito e tutelato quale presupposto indefettibile dei diritti e delle libertà fondamentali e del perché, da più parti, talora in maniera più trasparente e talaltra più celata, si vorrebbe trasformare, a colpi di regole, la Rete in una grande TV.

Congratulazioni Signora Net, una bella e meritata vittoria!

Occorre, tuttavia, dare a Cesare quel che è di Cesare e, quindi, riconoscere che gli sforzi di quanti in Rete ed attraverso la Rete hanno, nelle ultime settimane, fatto il possibile perché questo risultato venisse raggiunto, sarebbero rimasti frustrati se non avessero trovato adeguata sponda nella responsabilità e nel senso del dovere di alcuni uomini delle Istituzioni ed in alcuni politici più illuminati di altri che hanno raccolto il grido di preoccupazione dei cittadini e lo hanno tradotto in emendamenti all’emendamento D’Alia che – istituzionalmente parlando – non è rimasto travolto dalle urla della Rete ma è stato, invece, soppresso dall’approvazione di due emendamenti sostanzialmente gemelli presentati uno dal PD (molti firmatari) e l’altro dall’On. Cassinelli – lo stesso del Salvablog – che già aveva presentato, facendosi per primo portatore delle istanze della Rete, un altro emendamento meno radicale ma, comunque, in grado di “neutralizzare” il ciclone D’Alia.

Rete & Libertà

La Rete ha vinto e resta libera, post di Guido Scorza pubblicato su Punto Informatico.

La libertà dei cittadini italiani di usare la Rete per informare ed informarsi così come loro garantito dalla Carta fondamentale dei diritti dell’uomo e del cittadino prima e dalla Costituzione poi è salva… almeno per il momento.

I Deputati italiani, infatti, mostrando una maturità ed un rispetto per i diritti fondamentali dei cittadini e degli utenti superiore a quello dei colleghi del Senato, nella notte di ieri, hanno abrogato l’art. 60 del DDL n. 2180, meglio noto al grande pubblico come emendamento D’Alia, approvando l’emendamento Cassinelli. Uno dei più pericolosi attentati alla libertà dell’informazione in Rete ed attraverso la Rete è stato, dunque, sventato.


L’emendamento D’Alia, infatti – che sia stato frutto di superficialità, ignoranza delle dinamiche di circolazione dei contenuti in Rete o di un eccesso di giustizialismo – avrebbe drammaticamente ridotto la libertà di informazione nel nostro Paese per effetto dell’applicazione di una perversa logica repressivo-cautelare in forza della quale la sospetta commissione da parte di un singolo di un reato di opinione avrebbe finito con il gravare sull’intera collettività che, dalla sera alla mattina, si sarebbe ritrovata nell’impossibilità di informare ed informarsi attraverso blog, ugc e altre piattaforme telematiche.

“Nei prossimi giorni varrà, forse, la pena di fermarsi a riflettere su come sia potuto accadere che nel 2009 un Senatore della Repubblica abbia proposto – ed i suoi colleghi abbiano a larga maggioranza approvato – un emendamento che minacciava di oscurare la Rete nel secolo della Rete.” […]

È stato il tam tam della blogosfera, quello nelle piattaforme di social network, il rimbalzare dei video su YouTube, il libero esercizio da parte di centinaia di migliaia di cittadini italiani che ogni giorno usano la Rete del loro diritto di critica e la viralità della comunicazione elettronica a costringere il Parlamento a prestare attenzione ai 1684 caratteri (spazi esclusi) dell’emendamento D’Alia che, altrimenti, avrebbero rischiato di passare inosservati e di formare oggetto – come probabilmente già accaduto al Senato – di un voto distratto, assonnato, intorpidito che, difficilmente, le parole “filtraggio”, “Internet” o “connettività” sarebbero state in grado di risvegliare.
[…] A dirla meglio la realtà è che quella che si è appena consumata sotto i nostri occhi è la prova che Internet è ormai divenuto uno strumento maturo di democrazia elettronica da utilizzarsi in una politica partecipata, ampia e condivisa, caratterizzata da un dialogo aperto, rapido e schietto tra eletti ed elettori, dialogo nell’ambito del quale i numeri e la cassa di risonanza rappresentata dalla dimensione globale del fenomeno possono indurre i primi a ritornare sui propri passi ascoltando l’opinione dei secondi, noi, gli elettori.

Nel mondo dei media tradizionali, della televisione e della carta stampata questo non sarebbe mai stato possibile perché l’informazione correva verticalmente dai più grandi (economicamente e politicamente) ai più piccoli senza alcuna possibilità di invertire la direzione e i primi formavano a loro immagine e somiglianza l’opinione pubblica generando il consenso e scongiurando il formarsi di sacche di dissenso.

È questo il miracolo della Rete, primo mezzo di comunicazione di massa nel senso più pregnante del termine, in grado di lasciarsi plasmare ed utilizzare dai più numerosi e non già dai più grandi economicamente e politicamente.

Tale constatazione costituisce, ad un tempo, la ragione per la quale l’accesso libero e neutrale alla Rete va garantito e tutelato quale presupposto indefettibile dei diritti e delle libertà fondamentali e del perché, da più parti, talora in maniera più trasparente e talaltra più celata, si vorrebbe trasformare, a colpi di regole, la Rete in una grande TV.

Congratulazioni Signora Net, una bella e meritata vittoria!

Occorre, tuttavia, dare a Cesare quel che è di Cesare e, quindi, riconoscere che gli sforzi di quanti in Rete ed attraverso la Rete hanno, nelle ultime settimane, fatto il possibile perché questo risultato venisse raggiunto, sarebbero rimasti frustrati se non avessero trovato adeguata sponda nella responsabilità e nel senso del dovere di alcuni uomini delle Istituzioni ed in alcuni politici più illuminati di altri che hanno raccolto il grido di preoccupazione dei cittadini e lo hanno tradotto in emendamenti all’emendamento D’Alia che – istituzionalmente parlando – non è rimasto travolto dalle urla della Rete ma è stato, invece, soppresso dall’approvazione di due emendamenti sostanzialmente gemelli presentati uno dal PD (molti firmatari) e l’altro dall’On. Cassinelli – lo stesso del Salvablog – che già aveva presentato, facendosi per primo portatore delle istanze della Rete, un altro emendamento meno radicale ma, comunque, in grado di “neutralizzare” il ciclone D’Alia.

David Sylvian – Brilliant trees (1984)

Ricordo bene, era una sera d’estate del 1984, con un gruppo di amici appassionati ci si chiedeva quale fosse il più bel disco del momento, le nomination furono due: “The Medicine show” dei Dream Syndicate e “Brilliant Trees” di David Sylvian. Album diversi fra loro ma uniti dalla una ‘nuova forza’ che li vedeva una spanna sopra alla moda musicale del momento. Ricordiamoci che siamo negli anni ottanta dove imperavano gli Spands e Duran e non me né si voglia, ci sentivamo dei carbonari nel sostenere questa musica che per noi era ‘vera’.
David Sylvian che all’epoca ha ventisei anni abbandona come cantante il gruppo che lo ha reso famoso, i Japan. Dotato di grandi inclinazioni sonoro-vocali, intraprende una carriera solista che lo porterà con questo disco ai vertici delle classifiche.


Volendo può iniziare una vita da star commerciale, diverse sono, infatti, le proposte che gli vengono offerte ma, introverso e schivo allo show business rinuncia per una scelta dettata solo dalla sua passione che è l’espressione musicale. E’ un ottimo disco Brilliant Trees di rara intensità, anche se non il migliore, ritengo, infatti “Secrets of the Beehive” (1987) il suo capolavoro. L’inglese David Sylvian usa la sua magia vocale per dei respiri che ci portano in un mondo dove la poesia regna arcana ed esoterica. Il termine rock ormai non abita più nelle sue ‘corde’, il suo suono è un equilibrio fra rarefazioni e melodie orientali ma con un marcato lirismo europeo. Anche i piccoli cedimenti che effettivamente esistono, poco contano nella complessità dell’album.
Non è avanguardia, ma non siamo neanche tanto lontani se per avanguardia intendiamo una forma di sperimentalismo fra ritmo e ambient, di cui poi in futuro diverrà maestro.
Questo nitido esordio solista ci insegna e ci dimostra la tesi assai ardua per l’occidente; che il sentimento non passa per forza di cose attraverso il pathos e che la precisione può essere arte.
Tutto questo è stato possibile grazie anche alla collaborazione di maestri del suono come: Sakamoto, Czukay, Isham e Thompson. Manca solo Brian Eno, ma il suo spirito aleggia su tutta l’opera. 4/5

David Sylvian – Brilliant trees (1984)

Ricordo bene, era una sera d’estate del 1984, con un gruppo di amici appassionati ci si chiedeva quale fosse il più bel disco del momento, le nomination furono due: “The Medicine show” dei Dream Syndicate e “Brilliant Trees” di David Sylvian. Album diversi fra loro ma uniti dalla una ‘nuova forza’ che li vedeva una spanna sopra alla moda musicale del momento. Ricordiamoci che siamo negli anni ottanta dove imperavano gli Spands e Duran e non me né si voglia, ci sentivamo dei carbonari nel sostenere questa musica che per noi era ‘vera’.
David Sylvian che all’epoca ha ventisei anni abbandona come cantante il gruppo che lo ha reso famoso, i Japan. Dotato di grandi inclinazioni sonoro-vocali, intraprende una carriera solista che lo porterà con questo disco ai vertici delle classifiche.


Volendo può iniziare una vita da star commerciale, diverse sono, infatti, le proposte che gli vengono offerte ma, introverso e schivo allo show business rinuncia per una scelta dettata solo dalla sua passione che è l’espressione musicale. E’ un ottimo disco Brilliant Trees di rara intensità, anche se non il migliore, ritengo, infatti “Secrets of the Beehive” (1987) il suo capolavoro. L’inglese David Sylvian usa la sua magia vocale per dei respiri che ci portano in un mondo dove la poesia regna arcana ed esoterica. Il termine rock ormai non abita più nelle sue ‘corde’, il suo suono è un equilibrio fra rarefazioni e melodie orientali ma con un marcato lirismo europeo. Anche i piccoli cedimenti che effettivamente esistono, poco contano nella complessità dell’album.
Non è avanguardia, ma non siamo neanche tanto lontani se per avanguardia intendiamo una forma di sperimentalismo fra ritmo e ambient, di cui poi in futuro diverrà maestro.
Questo nitido esordio solista ci insegna e ci dimostra la tesi assai ardua per l’occidente; che il sentimento non passa per forza di cose attraverso il pathos e che la precisione può essere arte.
Tutto questo è stato possibile grazie anche alla collaborazione di maestri del suono come: Sakamoto, Czukay, Isham e Thompson. Manca solo Brian Eno, ma il suo spirito aleggia su tutta l’opera. 4/5