Archivio mensile:marzo 2010

Nirvana – Nevermind (1991)

Dai sotterranei rivelatori del grunge viene alla luce l’album rock degli anni Novanta. Compiacendo e raffinando queste radici para-punk, i Nirvana giungono con questo album a una musica evoluta con intuito e cultura. Il punto di partenza è un sound legato molto ai Led Zeppelin ed ai Black Sabbath, con sintassi melodiche inattese che conquistano uno spazio creativo determinante.
Coraggioso e irriverente, Nevermind è musica dell’ignoto, della solitudine. Musica emotivamente instabile come il bandleader, magnetica e rabbiosa, ma capace di sussuri e confidenze innocenti. Kurt Cobain è il nuovo Jim Morrison, stessa figura provocatoria, stesso autodistruttivo connubio di energia fisica e mentale, stesso alone di maledetto che tenta di sovvertire le leggi dello show-biz. Il grunge è anticonformista per necessità di sopravvivenza, ma è una prigione stretta ed angusta. Nevermind scappa da essa. Corre avanti impietosamente, fino a toccare lidi inimmaginabili.
Cobain arriverà alla conclusione che il modo migliore per capire l’essenza del rock è fuggirlo, così come il vero espediente per comprendere l’assurdo della vita e le sue accezioni nascoste è fuggire dalle sue imposizioni. A costo di perdersi nel nulla. 4/5

Ko Un

agenda letteraria Strada

La strada non c’è.

Da qui in poi, speranza.
Mi manca il respiro,
da qui in poi, speranza.
Se la strada non c’è,
la costruisco mentre procedo.
Da qui in poi, storia.
Storia non come passato,
ma come tutto ciò che è.
Dal futuro,
dai suoi pericoli,
alla mia vita presente,
fino all’ignoto che segue,
all’oscurità che segue.
Oscurità
è solo assenza di luce.
Da qui in poi, speranza.
La strada non c’è.
Perciò
la costruisco mentre procedo.
Ecco la strada.
Ecco la strada, e porta con sé, impeccabili,
innumerevoli domani.

Salvatore Di Giacomo

agenda letteraria il 12 marzo, nasce a Napoli il poeta, scrittore e drammaturgo Salvatore Di Giacomo

Nu pianefforte ‘e notte
sona luntanamente,
e ‘a museca se sente
per ll’aria suspirà.

E’ ll’una: dorme ‘o vico
ncopp’ a sta nonna nonna
‘e nu mutivo antico
‘e tanto tiempo fa.
(Piannefforte ‘e notte)

Scopertine #9 (201 – 225)

201. James Taylor – Sweet Baby James – 202. Paul McCartney – McCartney (1970) – 203. Santana – Abraxas204. Syd Barrett – Madcap Laughs205. Jethro Tull – Aqualung 206. David Crosby – If Only I Could Remember My Name – 207. Sly & The Family Stone – There’s a Riot Goin’ On – 208. Marvin Gaye – What’s Going On – 209. Yes – Yes Album – 210. Bee Gees – Trafalgar – 211. The Who – Who’s Next – 212. Carole King – Tapestry – 213. Isaac Hayes – Shaft: Music from the Soundtrack – 214. Allman Brothers – At Fillmore East215. Rolling Stones – Sticky Fingers216. John Lennon – Imagine – 217. The Beach Boys – Surf’s Up – 218. Yes – Fragile – 219. Doors – LA Woman – 220. Can – Tago Mago – 221. Elton John – Madman Across the Water – 222. Dolly Parton – Coat of Many Colors – 223. Don McLean – American Pie – 224. Emerson, Lake & Palmer – Tarkus 225. Led Zeppelin – IV [aka Untitled / aka Four Symbols]

Frammenti #16

(Nell’urtarsi) si stacca e si ritocca, si unisce e si separa, si avvicina e si allontana.
Plutarco, Sugli oracoli della pizia, 18.

A ben guardarla, anche la materia sembra pervasa da una grande voglia di far l’amore e di un’altrettanto grande voglia di libertà. Le molecole, sollecitate come sono dal secondo principio della termodinamica, si desiderano e si respingono. E’ innegabile, infatti, che ogniqualvolta siamo soli vorremmo avere compagnia, e che quando ci vediamo circondati da una folla vorremmo isolarci. A questo punto, però, vorrei chiedere agli amici e alle molecole: cosé più difficile da sopportare per voi: la solitudine o l’oppressione? Londra o Napoli? L.D.C.

Yulia di Antoine Arditti

Dall’edizione 2009 del Milano Film Festival, un bel cortometraggio di Antoine Arditti.
Yulia è in cucina e viene teletrasportata in uno spazio anonimo: quattro pareti e un sistema di leve. Le leve teletrasportano nello spazio una poltrona, un uomo brontolone ed il suo gatto, mentre regalano un emozione inaspettata. Il corto dura sei minuti e vale la pena di vederlo. [via]

Aleksandra Mikhylovna Kollontaj

agenda letteraria il 9 marzo, muore a Mosca Aleksandra Mikhylovna Kollontaj

L’amore non è affatto
un fenomeno “privato”,
una semplice storia tra
due “cuori” che si amano,
ma racchiude in sé
un “principio di coesione”
prezioso per la collettività.
(Largo all’eros alato)

Hurt – Johnny Cash – deepsong #4

http://www.youtube.com/v/clq01TXQR0s&hl=it_IT&fs=1&

Ferito

Oggi mi sono ferito da solo,
Per vedere se ero ancora in grado di sentire,
Mi sono concentrato sul dolore,
la sola cosa reale,

l’ago fa un buco
la vecchia familiare puntura
che cerca di eliminare ogni cosa
ma io ricordo tutto,

(Chorus)
Cosa sono diventato?
mio dolce amico
tutti quelli conosco
sono andati via alla fine

e potresti avere tutto
il mio impero di fango
Ti abbandonerò
Ti farò star male

Ho portato questa corona di spine
sulla sedia di coloro che mi mentono
pieno di pensieri interrotti
(che) non posso riparare

sotto le macchie del tempo
i sentimenti scompaiono
tu sei qualcun altro
Sono ancora qui

Cosa sono diventato?
il mio più caro amico
tutti quelli che conosco
sono andati via alla fine

e potresti averlo tutto
il mio impero di fango
Ti porterò in basso
Ti farò male

Se potessi ricominciare
a un milione di miglia da qui,
mi controllerei,
troverei un modo.

Heather McHugh

agenda letteraria Come


Devo sempre resistere
al linguaggio che devo
amare. È il mio lavoro,

come la ragazza riflessa
nello stagno delle mucche studia
la frequenza delle pulsazioni.

Il significato non è profondo.
Non dico di sì per far piacere.
Gentili, i politici

spargono il loro cappello di nomi
ma io dimentico il loro nome
e cognome, la mia vita

non rimarrà nella memoria. I giorni
avranno sempre
voglia d’estate,

sempre gli animali
si ameranno – ma sempre è sempre
come mai prima.

Ennio Flaiano

agenda letteraria il 5 marzo del 1910 nasce a Pescara Ennio Flaiano

La stupidità ha fatto progressi enormi. E’ un sole
che non si può più guardare fissamente. Grazie
ai mezzi di comunicazione, non è nemmeno più
la stessa, si nutre di altri miti, si vende moltissimo.
(Ombre grige, 1969)

Guy Le Querrec, l’essere jazz

Guy Le Querrec si racconta. Vengo da una famiglia numerosa e ho avuto tra le mani fin da piccolo l’album fotografico di famiglia, con dentro le foto di tutti i miei parenti, una sorta di piccolo museo familiare. Molte foto erano però in disordine e a dieci anni ho cominciato a cercare di fare ordine. Ho cominciato a fare una specie di giornalismo all’interno della famiglia: chi sono questi, dove erano, perché? Forse sono diventato fotografo solo per allargare il mio album di famiglia, perché lo trovavo troppo piccolo.

Nessuno può sapere ciò che hai deciso di fissare nei momenti che hai vissuto. E’ una cosa che va fatta in prima persona, è una delle ragioni d’essere della fotografia. Con la fotografia esprimo il rispetto e l’ammirazione che provo per le cose di questo mondo e la coerenza verso la direzione che ho scelto di dare alla mia vita.

Quando parlo della fotografia, mi piace evocare l’idea di un filo. Un pò come un occhio che osserva i legami invisibili che si stabiliscono tra personaggi. Rivelare le reazioni tra le persone che si sfiorano, le persone che si osservano da lontano, che si evitano. Questo filo indefinibile, quasi sospeso, mi appassiona.

Essere jazz significa prima di tutto una maniera di vivere, di camminare sul filo del caso per affermare una stella filante; un modo di andare incontro a un immaginario che contiene sempre l’improvvisazione, la curiosità, che obbliga ad ascoltare gli altri, a guardarli, a essere disponibile per raccontare, al meglio possibile, la loro poesia. Su schermo gigante, a dimensione umana, per provocare la partecipazione attiva dello spettatore.

la vita

1941 – nasce a Parigi in una famiglia operaia bretone. Adolescente scopre due passioni: il jazz e il cinema
1955 – riceve in regalo la sua prima macchina fotografica, una ultraflex, e comincia a scattare foto di musicisti jazz a Londra
1962 – con lo stipendio acquista la prima Leica
1967 – dopo il servizio militare, decide di diventare fotografo professionista
1972 – è tra i fondatori dell’agenzia-cooperativa Viva
1976 – entra a far parte di Magnum Photos

Robert Fripp & Brian Eno – No Pussyfooting (1973)

Due per due. Due musicisti macchina. Due tracce di venti minuti di composizioni spontanee. Due periodi di impressionante ricerca sonora per uno dei lavori più importanti di sperimentazione elettronica mai realizzati. Inizia così il sodalizio artistico tra Robert Fripp e Brian Eno, due personaggi tra i più enigmatici della musica rock.
No Pussyfooting è il primo di una serie di collaborazioni che porteranno incredibili strategie sonore e un mutamento radicale all’interno della musica rock. Registrato in casa di Eno in un solo pomeriggio, questo disco crea un precedente per intere generazioni di sperimentatori e minimalisti del suono. L’eclettismo di Fripp e il suo cinismo maniacale per lo strumento trovano il giusto complemento con il rigore introspettivo di Eno. Una sequenza imprevedibile di assolo liberi che si dribblano in giri frenetici, si aggrovigliano tra le traiettorie dei sintetizzatori manipolatori di Eno, modificati, rallentati, filtrati in un magma sonoro dalle tinte abrasive, anticonvenzionali sino in fondo. E’ la nascita di un tipo di rock evoluto che rilegge con intelligenza l’esperienza avanguardistica e la mette al servizio dell’elettronica futura. Una jam di studio basilare che quando prende coscienza delle proprie mutazioni elettroniche, autodistrugge tutto perché lo scopre inutile. 4/5