Raymond Depardon e il viaggio

Raymond Depardon si racconta.
In effetti partendo per fotografare soldati, terremoti o principesse, ho fotografato contadini, perché nel mondo intero esistono molti contadini. E poi il viaggio mi ha permesso di scoprire la mia vita, di scoprire l’amore, molto semplicemente. Ho l’eterna ossessione di amare una donna e di portarla in viaggio con me. Viaggiare mi ha permesso di essere sempre in piedi. se non funziona con una donna, il viaggio relativizza i problemi.

La delusione: è il primo elemento del viaggio. Bisogna aspettarsela questa delusione, arriva da un momento all’altro, passando per l’euforia, l’entusiasmo, le luci dell’inizio, l’aeroporto e poi, eccola qui, arriva; ci sentiamo delusi. E allora? Come sempre, quando si arriva in basso, non si può che risalire. Si risale molto lentamente e poi il viaggio comincia davvero. Ecco le cose che non avevamo visto e le foto si animano.
E si comincia a riprendere vita. Le luci non ci sembrano male, la gente, i suoni, i gesti… E’ un viaggio. Ancora una volta il viaggio forse è solo un nome. Si tratta di un paesaggio che ci corre accanto mentre noi restiamo fermi, oppure il contrario?

Mi sono imbattuto su una frase di Barthes che mi ha illuminato: diceva che sotto un’immagine ci può essere un testo ad azione ritardata oppure un testo di ancoraggio. L’ancoraggio, per molto tempo, è stato la didascalia dura e pura, quella dell’AFP, di Reuter.
Il testo ad azione ritardata era quando si parla di altro o si pensa ad altro – qualcosa che mi capita spesso. Scatto una foto, ma penso ad altro: allora, di cosa deve trattare la didascalia? Questa frase di Barthes mi ha aiutato a parlare di altre cose.

A un giovane fotografo direi di fotografare tutto, di avere la coscienza e il coraggio di fotografare la sua vita. E’ una cosa violenta perché lo si accuserà di occuparsi di se stesso ma io credo che, quando si parla di sé, si parli anche degli altri. Bisogna che tutto, però, sia basato su una necessità, ma evidentemente, fotografando gli altri, ci si fotografa e le persone che pretendono di non parlare mai di se stesse, in verità ne parlano.

Direi che esiste un elogio del viaggio o, al contrario, una delusione. Si tratta di ritrovare se stessi.
Il viaggio, è una terra impossibile.

Link: WikipediaMagnum Photos

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