Archivio mensile:agosto 2010

Leonard Freed il fotografo dei diritti civili

Leonard Freed si racconta.
La fotografia è un linguaggio visivo appena agli inizi. E proprio come il poeta dà un senso alle parole, così il fotografo lo dà ai simboli visivi. Tuttavia, mentre le altre arti si sono sviluppate nel tempo, attraverso i secoli, la fotografia deve ancora maturare e definirsi. Poiché milioni di persone possono vedere le stesse immagini alla televisione, i film e la fotografia divengono in questo senso comunicazione, linguaggio.
La prima comparsa degli astronauti sulla Luna fece storia, così come i primi passi di Cristoforo Colombo nel Nuovo Mondo. Il primo è un fatto visivo; il secondo un fatto letterario. Per quanto riguarda Colombo siamo costretti a immaginare la scena, mentre i dettagli dell’impresa degli astronauti sono per tutti esattamente gli stessi. Quando diciamo “il primo uomo sulla Luna”, tutti noi parliamo la stessa lingua, ijn Cina, in India o in Africa, tutti abbiamo davanti la stessa immagine visiva.
La fotografia (ovvero la riproduzione) è diventata lingua universale.

Essere un poeta fotografo è triste ed è anche una sfida. E’ triste pensare che le tradizioni letterarie vadano perdute a vantaggio di un mezzo espressivo che è soltanto agli inizi. E’ una sfida in quanto un artista è libero di essere originale.

Io non decido ciò che supponete di leggere nelle mie immagini. Più la foto è ambigua, meglio è… Altrimenti, sarebbe propaganda.

invece di andare dallo psichiatra, faccio fotografie. Se ti ammali devi affrontare subito il male.
Devi cercare le risposte al tuo male e soltanto in questo modo riuscirai a superarlo. io ho trovato una professione che riesce a darmi alcune risposte. Questa è l’unica ragione per cui non faccio fotografie di moda, perché non mi darebbero risposte.

E’ soltanto ciò che avviene per caso, la scintilla di vita, che dà verità alle cose. Nell’arte, nell’attimo creativo, è verità tutto ciò per cui lottiamo.

Link: Magnum PhotosInmotion TributeImmagini da Google

Arcade Fire: the wilderness downtown

Capolavoro interattivo sulle note di “We used to wait” degli Arcade Fire.
Cliccate sotto sul link, scrivete la vostra città o una a caso, aspettate che si carichi e cliccate su “Play Film”.
Ascoltate il brano senza cliccare in nessuna parte finché non appare verso la fine uno screenshot dove col mouse potete disegnare quello che volete, per esempio un albero (consigliato).
Aspettate la fine del brano.
Come ha detto Marco, che ringrazio per la segnalazione: geniale a livelli googleschi!

Pere Ubu – The Tenement Year (1988)

A dieci anni da The Modern Dance il loro primo album che pare suonato da una combriccola di marziani burloni e un po’ storditi, una delle pietre miliari del suono avanguardistico e contemporaneo esce questo The Tenement Years – e toglietevi dalla testa immediatamente che il disco abbia delle ambizioni commerciali – fa tesoro delle esperienze passate, riprendendo suoni e sensazioni degli esordi, compiendo però uno sforzo ammirevole in direzione di una maggiore comprensibilità (che non vuol dire banalità) pur conservando un linguaggio musicale di estrema rottura. Fa un certo effetto risentire la voce strozzata di un David Thomas che canta, al solito, come se stesse camminando sui chiodi o Allen Ravenstine sbuffare con rinnovata violenza nel suo intasatissimo sax: tutto a prima vista pare immutato rispetto al passato, per entrambi dieci anni sembrano trascorsi come una ibernazione. Il disco nel complesso risulterà traumatico per chi non si è mai avventurato in passato nel mondo deformato dei Pere Ubu. E’ un’esperienza nuova, alla fine vi sentirete come dopo aver esagerato col whisky. Se invece le rumorose divagazioni di The Modern Dance, Datapanik, Dub Housing sono state vostre compagne di inquietudini in passato tutto quanto vi apparirà come ovattato e stranamente ammorbidito. Momenti come “Something Gotta Give”, “The Hollow Earth” sono quanto di più vicino al concetto di canzoni sia mai stato composto dai Pere Ubu; ma le contorsioni cerebrali di “George Had A hat” o le spigolature di “Busman’s Honeymoon” paiono degli scherzi concepiti da saccenti computer in tilt. “We Have The Tecnology” e “Miss You” sfiorano l’orecchiabilità evocando edulcorate atmosfere da catena di montaggio.
Ancora una volta un disco geniale. 4/5

Eugenio Montejo

il sabato poesia Scrittura

Una volta o l’altra scriverò con le pietre,

giudicando ogni mia frase
in base al peso, al volume, al movimento.
Sono stanco di parole.
Non piú matita: impalcature, teodoliti,
la nudità solare del sentimento
che tatua nel profondo delle rocce
la sua musica segreta.
Disegnerò con file di ciottoli
il mio nome, la storia della mia casa
e la memoria di quel fiume
che sempre passa e si trattiene
tra le mie vene come un saggio architetto.
Con pietra viva scriverò il mio canto
in archi, ponti, dolmen, colonne,
di fronte alla solitudine dell’orizzonte,
come una mappa che si dispiega davanti agli occhi
dei viaggiatori che non ritornano mai.

Scopertine #21 (501 – 525)

501. Dexys Midnight Runners – Too Rye Ay – 502. Simple Minds – New Gold Dream (81, 82, 83, 84) – 503. Madness – Rise & Fall – 504. Donald Fagen – Nightfly – 505. Haircut One Hundred – Pelican West – 506. Kate Bush – Dreaming, the – 507. Orange Juice – Rip it Up – 508. Michael Jackson – Thriller – 509. Birthday Party – Junkyard – 510. Venom – Black Metal – 511. Bruce Springsteen – Nebraska – 512. Associates – Sulk – 513. Iron Maiden – Number of the Beast – 514. Duran Duran – Rio – 515. Violent Femmes – Violent Femmes (1st Album) – 516. Malcolm McLaren – Duck Rock – 517. Def Leppard – Pyromania – 518. REM – Murmur – 519. The The – Soul Mining – 520. Tom Waits – Swordfishtrombones – 521. Blue Nile – A Walk Across the Rooftops – 522. Hanoi Rocks – Back to Mystery City – 523. Cindy Lauper – She’s So Unusual – 524. Paul Simon – Hearts & Bones – 525. Echo & The Bunnymen – Porcupine

Cosmo: Siamo tutti una rete

Sabato 4 settembre alle ore 21 su Rai tre Luca De Biase presenta Cosmo: Siamo tutti una rete.

Ecco cosa scrive nel suo blog: “Il tentativo di raccontare l’attualità della ricerca scientifica in una forma di magazine è altrettanto sorprendente. La struttura narrativa è veloce e molto varia. Potrebbe forse apparire persino troppo varia se non fosse che la televisione evidentemente vive più di ritmo e di immagini che di ragionamenti e di parole. Da questo punto di vista, il giornalista della carta stampata può soffrire: oppure adattarsi, sorridendo alla sorpresa che la vita gli ha riservato mettendolo in quella situazione. Ma alla fine, si scopre che anche nella trasmissione televisiva il ragionamento e le parole sono importanti perché sono i pilastri della struttura, che senza non starebbe in piedi, anche se non li mette in mostra. Su questo c’è da riflettere.”

http://www.youtube.com/v/TFpJjVp63Sk?fs=1&hl=it_IT

Subterranean Homesick Alien – Radiohead – deepsong #12

http://www.youtube.com/v/OwgWsE2k4eA?fs=1&hl=it_IT

Alieno Sotterraneo Con Nostalgia Di Casa

Il respiro della mattina
continuo a dimenticarmi
l’odore della calda aria d’estate
vivo in una città
dove non sento gli odori
ma devo stare attento
alle fessure nei marciapiedi
sopra di me
girano gli alieni
e fanno i loro video,
da far vedere agli amici,
di tutte queste strane creature che
imprigionano il loro spirito
scavano buchi dentro se stessi e
vivono dei loro segreti
sono tutti così tesi
vorrei che scendessero
in un viottolo di campagna
a notte fonda mentre sto guidando
mi portassero sulla loro nave meravigliosa
e mi facessero vedere il mondo
come mi piacerebbe vederlo
ne parlerei ai miei amici
ma non ci crederebbero mai
penserebbero che ho finalmente
dato di testa
mostrerei loro le stelle
e il senso della vita
mi farebbero internare
ma starei bene
sono solo tanto teso.