Archivi categoria: parole scritte

Frammenti #30

La vera saggezza vuole e non vuole essere chiamata con il nome di Zeus.
Clemente Alessandrino, Stromata
E se un giorno scoprissimo che Dio non è poi così onnipotente come dice? e se un anche Lui avesse dei limiti, magari solo di tempo? Immaginiamo un uomo, particolarmente sfortunato, che un giorno, giunto in cielo, gli dicesse: “Perché, Dio mio, ti sei tanto accanito contro di me?”, e supponiamo che Lui, dopo aver bofonchiato, se la cavasse rispondendo: “Scusami tanto, figlio mio, ma avevo una guerra su Andromeda e un terremoto sulla costellazione del Capricorno: per una decina di anni mi sono dovuto assentare”.

Laicità

Laico non vuol dire affatto, come ignorantemente si ripete, l’opposto di credente (o di cattolico) e non indica, di per sé, né un credente né un ateo né un agnostico. Laicità non è un contenuto filosofico, bensì una forma mentis; è essenzialmente la capacità di distinguere ciò che è dimostrabile razionalmente da ciò che è invece oggetto di fede, a prescindere dall’adesione o meno a tale fede; di distinguere le sfere e gli ambiti delle diverse competenze, in primo luogo quelle della Chiesa e quelle dello Stato.
La laicità non si identifica con alcun credo, con alcuna filosofia o ideologia, ma è l’attitudine ad articolare il proprio pensiero (ateo, religioso, idealista, marxista) secondo principi logici che non possono essere condizionati, nella coerenza del loro procedere, da nessuna fede, da nessun pathos del cuore, perché in tal caso si cade in un pasticcio, sempre oscurantista. La cultura— anche cattolica — se è tale è sempre laica, così come la logica — di San Tommaso o di un pensatore ateo — non può non affidarsi a criteri di razionalità e la dimostrazione di un teorema, anche se fatta da un Santo della Chiesa, deve obbedire alle leggi della matematica e non al catechismo.

Una visione religiosa può muovere l’animo a creare una società più giusta, ma il laico sa che essa non può certo tradursi immediatamente in articoli di legge, come vogliono gli aberranti fondamentalisti di ogni specie. Laico è chi conosce il rapporto ma soprattutto la differenza tra il quinto comandamento, che ingiunge di non ammazzare, e l’articolo del codice penale che punisce l’omicidio. Laico — lo diceva Norberto Bobbio, forse il più grande dei laici italiani — è chi si appassiona ai propri «valori caldi» (amore, amicizia, poesia, fede, generoso progetto politico) ma difende i «valori freddi» (la legge, la democrazia, le regole del gioco politico) che soli permettono a tutti di coltivare i propri valori caldi. Un altro grande laico è stato Arturo Carlo Jemolo, maestro di diritto e libertà, cattolico fervente e religiosissimo, difensore strenuo della distinzione fra Stato e Chiesa e duro avversario dell’inaccettabile finanziamento pubblico alla scuola privata — cattolica, ebraica, islamica o domani magari razzista, se alcuni genitori pretenderanno di educare i loro figli in tale credo delirante.

Laicità significa tolleranza, dubbio rivolto anche alle proprie certezze, capacità di credere fortemente in alcuni valori sapendo che ne esistono altri, pur essi rispettabili; di non confondere il pensiero e l’autentico sentimento con la convinzione fanatica e con le viscerali reazioni emotive; di ridere e sorridere anche di ciò che si ama e si continua ad amare; di essere liberi dall’idolatria e dalla dissacrazione, entrambe servili e coatte. Il fondamentalismo intollerante può essere clericale (come lo è stato tante volte, anche con feroce violenza, nei secoli e continua talora, anche se più blandamente, ad esserlo) o faziosamente laicista, altrettanto antilaico.

Claudio Magris, sul Corriere della Sera, 20/01/2008, da leggere tutto qui.

Frammenti #29

La vita rassomiglia a un fanciullo che sposta a caso i pezzi su una scacchiera, il che equivale a dire che il tempo è il regno di un bambino.

Ippolito, Confutazione

Il più bello dei mondi è un mucchio di rifiuti gettati giù dal caso.

Teofrasto, Metafisica

E’ il caso o la necessità a determinare gli eventi? E ancora: l’arte è un fatto puramente casuale o la dimostrazione dell’esistenza di Dio? I credenti sono tutti per il Progetto Divino, gli ingegneri, invece, per la statistica.
E, comunque, Caso o Necessità che dir si voglia, tutto col tempo finisce per mutarsi in qualcosa di artistico, perfino l’Altare della Patria. L.D.C.

Frammenti #28

(Il Sole governa) le stagioni che portano tutto quello di cui si ha bisogno.
Plutarco, Questioni platoniche
Le stagioni, non solo portano i frutti caratteristici del periodo, ma anche alcuni inconvenienti da non sottovalutare. Nel suo De die natali, Censorino, parlando del Grande Anno (pari a 2484 anni per Aristarco e a 10800 anni per Eraclito) afferma che gli estremi entro i quali variano le stagioni sono i kataklismos in inverno e gli ekpirosis in estate, cioè i diluvi e gli incendi. Quello che Censorino, invece, non dice, è che oggi, d’estate, ci sono anche i piromani che, chi per vizio e chi per interesse, provocano gli ekpirosis. L.D.C.

Adesso vedo il mondo a colori…

Quando sorge il sole? Un giorno un rabbino riunì i suoi alunni e chiese: «Come sappiamo qual è il momento esatto in cui finisce la notte e comincia il giorno?». «E’ quando, da lontano, siamo capaci di distinguere una pecora da un cane», disse un bambino. Un altro allievo replicò: «Per la verità, sappiamo che è già giorno quando possiamo distinguere, da lontano, un ulivo da un fico». Il rabbino rispose: «Non è una buona definizione». I ragazzi allora chiesero: «E allora qual è la risposta?». E il rabbino disse: «Quando uno straniero si avvicina e noi lo confondiamo con nostro fratello e i conflitti spariscono: quello è il momento in cui la notte finisce ed il giorno comincia!».
Il popolo d’Israele ha una grande tradizione laico-liberal, il detto rabbinico che ho citato ne è la prova. Purtroppo però molte volte lo stato di Israele si è trovato a compiere delle azioni riprovevoli nei confronti di altri popoli. La dicotomia può nascere forse dalla paura che questa nazione ha per la sua sopravvivenza: non è che in passato gli ebrei non abbiano avuto motivo di temere per la propria sopravvivenza, i campi di concentramento erano pieni zeppi di loro e noi caucasici facevamo finta di non vedere e non sapere. Si sentono ancora vecchi detti sugli ebrei che fanno accapponare la pelle, la paura rende l’uomo fragile e chi al posto loro non avrebbe paura di vedere i propri figli, madri, padri, sorelle, amici sparire da un momento all’altro e trovarsi solo in un mondo nel quale non riesce più a ritrovare le proprie radici? I bambini palestinesi ci spezzano il cuore. E i bambini ebrei no? Io li vedo eguali, con lo stesso diritto ad essere felici e riconosco questo diritto a tutti i bambini del mondo: bianchi e neri, belli e brutti, sionisti e islamici, perché credo che il diritto alla felicità non abbia cittadinanza.
Per anni mi sono interessata solo della causa del popolo palestinese, perché una ideologia deviata mi aveva offuscato la visione organica dell’umanità; ho creduto che da una parte ci fossero i buoni e dall’altra i cattivi, ma ora mi sono accorta che nel mondo non esiste solo il bianco e il nero. Ora che finalmente lo vedo in tutti i colori dell’arcobaleno riesco solo a percepire il cuore degli esseri umani, ed è bellissimo che le persone siano come fiocchi di neve, che all’apparenza sembrano uguali ma sono tutti irrepetibilmente diversi.
E’ per questo che adesso non parteggio né per il popolo palestinese né per quello d’Israele, non parteggio proprio; credo nell’uomo e nella sua capacità di liberarsi attraverso la rivoluzione non violenta. Cosa ci tiene insieme su questo pianeta? Forse il fatto che siamo tutti uomini, tutti uguali ma unici, e che a volte possiamo sbagliare. Solo nel riconoscerci in ciò che ci unisce si può trovare la saggezza di sopportare, emendare, capire, amare, cambiare la storia.
«Il cambiamento nella società è di secondaria importanza; esso avverrà naturalmente, quando voi, come esseri umani, produrrete questo cambiamento in voi stessi». (Jiddu Krishnamurti – Al di là della violenza)
Enrica Caferri
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Cosmo: Siamo tutti una rete

Sabato 4 settembre alle ore 21 su Rai tre Luca De Biase presenta Cosmo: Siamo tutti una rete.

Ecco cosa scrive nel suo blog: “Il tentativo di raccontare l’attualità della ricerca scientifica in una forma di magazine è altrettanto sorprendente. La struttura narrativa è veloce e molto varia. Potrebbe forse apparire persino troppo varia se non fosse che la televisione evidentemente vive più di ritmo e di immagini che di ragionamenti e di parole. Da questo punto di vista, il giornalista della carta stampata può soffrire: oppure adattarsi, sorridendo alla sorpresa che la vita gli ha riservato mettendolo in quella situazione. Ma alla fine, si scopre che anche nella trasmissione televisiva il ragionamento e le parole sono importanti perché sono i pilastri della struttura, che senza non starebbe in piedi, anche se non li mette in mostra. Su questo c’è da riflettere.”

http://www.youtube.com/v/TFpJjVp63Sk?fs=1&hl=it_IT

A futura memoria


Sono stato in un posto in cui tutti cercano di vivere felici. E’ rincuorante scoprirne l’esistenza. Ho vissuto in una città in cui lo Stato, quello che noi siamo solo capaci di sognare, si adopera per rendere possibile la felicità dei propri cittadini e loro ne sono consapevoli. E’ un patto semplice il loro. Rispetti qualche regola fondamentale nel rispetto delle cose di tutti e poi fai quel che vuoi. Non mancano i problemi, certo. Secondo i nostri canoni, per esempio, è una città tremendamente sporca e ogni centimetro quadrato di muro è ricoperto di graffiti. Intollerabile agli occhi di un italiota! In giro ci sono facce di tutti i tipi, le strade sono vive giorno e notte, la vita costa poco, c’è una rete di ciclabili sterminata, la metropolitana ti permette di rinunciare all’auto, ci sono milioni di ristoranti di tutti i tipi e di tutti i prezzi, gli affitti sono in aumento ma son sempre più bassi di quelli pratesi, è una città sterminata e monumentale, ricca di qualsiasi tipo di cultura e in cui ognuno finisce per trovare quello che più gli piace. Scusate se è poco ma non c’ero abituato. Trincerato come sono in questa mediocrità di provincia di uno stato da terzo mondo. Sono stato in un paese adulto, dove la gente e chi la comanda sembra aver compreso cosa è meglio e cosa è peggio. E dove la gente si mescola senza sentirsi attaccata perchè riconosce che la mescolanza è bella e non può far che bene.

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