Archivi categoria: poesie

Bianca Madeccia

il sabato poesia Credo

Credo

nella trama fitta
delle piccole cose
in un segreto linguaggio circolare
nelle minute presenze invisibili
Credo
negli echi
nelle ombre
nell’impalpabile
nei cori notturni sul mare
Credo
nelle musiche sussurrate dalle pietre
nell’idioma delle nuvole
nel silenzio delle parole
nei discorsi contenuti nel silenzio
oggi credo
e mi unisco al coro dei cantori
dell’esistente
invisibile

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Nedda Falzolgher

il sabato poesia L’ascensione

Quando rialza l’aria

la moltitudine dei rami
incontro al primo anelito di stelle,
ancora sulla terra senza luce
ti leverai da tutte le colline
fin dove spira l’anima del sole.
Avranno ala nel vortice
le creature spoglie,
le creature mute,
quelle che il tuo silenzio ha perdute,
grige pietre delle morene.
Allora senza più nome né volto,
solo pianto dimenticato,
ascoltale chiamare dagli abissi,
angeli crocifissi alle tue stelle.
E libera con te, fatte di terra,
le nostre cose povere
come la sabbia al vento che dilegua.

Niccolò Tommaseo

il sabato poesia La poesia

Non la raggiante immagine
Non la riposta idea,
Non l’armonia de’ numeri,
Non l’amor che crea

Idea, concento, immagine,
Aura d’amor fecondo,
Formansi in uno, e n’escono
Il verso, il fiore, il mondo.

Hans Magnus Enzensberger

il sabato poesia Indovinello

Un mare più vasto del mare
e tu non lo vedi.

Un mare nel quale vai nuotando
e tu non te ne accorgi.

Un mare che rumoreggia nel tuo petto
e tu non lo senti.

Un mare in cui te ne stai immerso
e tu non ti bagni.

Un mare da cui bevi
e tu non lo noti.

Un mare in cui vivi
finché non ti mettono sotterra.

Robert Gernhardt

il sabato poesia Bianco su bianco

Quando gonfio di pioggia
il grappolo dell’acacia,
candida di fioritura,
si curva a tal punto che l’accoglie
il piatto corimbo del sambuco,
non si sa, in tutto quel biancore,
chi pende e chi sorregge.
Tanto è chiaro: l’intrecciarsi
dei fiori bianchi è il puro
contrario di ogni dire,
interpretare o scrivere,
è pura evidenza. Nulla
da portar felici a casa,
bianco su bianco.

Cesare Pavese

il sabato poesia Estate

C’è un giardino chiaro, fra mura basse,
di erba secca e di luce, che cuoce adagio
la sua terra. È una luce che sa di mare.
Tu respiri quell’erba. Tocchi i capelli
e ne scuoti il ricordo.

Ho veduto cadere
molti frutti, dolci, su un’erba che so,
con un tonfo. Così trasalisci tu pure
al sussulto del sangue. Tu muovi il capo
come intorno accadesse un prodigio d’aria
e il prodigio sei tu. C’è un sapore uguale
nei tuoi occhi e nel caldo ricordo.

Ascolti.
La parole che ascolti ti toccano appena.
Hai nel viso calmo un pensiero chiaro
che ti finge alle spalle la luce del mare.
Hai nel viso un silenzio che preme il cuore
con un tonfo, e ne stilla una pena antica
come il succo dei frutti caduti allora.

Valerio Magrelli

agenda letteraria Raccoglimento

Mia debolezza, debolezza mia,
ma che devo fare con te?
Ho cinquant’anni e tremo
quando tuona, e sbaglio ancora posto
come quando sbagliai banco all’asilo.
Ho un corpo trapunto da graffe,
il sonno come un campo di macerie,
la forza che si sbriciola, la memoria in frantumi,
e in questo Grande Sfascio l’unica intatta resti tu,
mia ferita, mio Graal, codice a barre
di un estraneo che è leso,
che è fallato, che è costretto
a essere me.
Mia debolezza, talpa del nemico,
creaturina indifesa che mi rendi indifeso,
il solo, vero premio della morte
sarà saperti morta insieme a me,
mio motore,
mio orrore,
mia consustanziale sconfitta.