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Banda larga? naaaaaaaa

Il Governo affonda il progetto banda larga, è finita!

Il progetto banda larga non potrà contare sugli 800 milioni di euro promessi. Ne sono rimasti solo 100 e vi sarà bisogno del co-finanziamento regionale. Per di più, stando a quanto ha scoperto il Sole 24 Ore, si parla solo di distretti industriali e non di famiglie.

Il progetto banda larga del Governo è completamente evaporato. Si è sempre parlato di 800 milioni di euro per recuperare terreno sul fronte della connettività nazionale, ma grazie al Sole 24 Ore oggi scopriamo che nella migliore delle ipotesi il paese potrà contare su soli 100 milioni.
Verrebbe da dire che è finita, poiché presso il Ministero dello Sviluppo Economico non solo si sta parlando di cofinanziamenti con le Regioni ma anche di intervenire esclusivamente nei distretti industriali (si parla dei 73 più importanti, di cui 16 critici).
Insomma, il Governo cercherà di convincere i Governatori a prediligere la banda larga invece che il risparmio energetico, il rafforzamento distretti sul mercato internazionale, lo sviluppo reti di impresa, il settore abbigliamento-moda o la nautica. Il co-finanziamento infatti è regolato da bandi di settore (decreto legge del 7 maggio) che scadranno a ottobre.
Che cosa vuol dire tutto questo? Se anche le Regioni dovessero accettare la sfida sulla banda larga è praticamente scontato che siano costrette ad attingere ai Fondi FAS o ai Programmi Operativi Regionali per ogni altra attività. Non ci sono più soldi.
A questo punto non si tratta più di crisi economica, ma di priorità. Per il Governo la banda larga non è importante. A tutti gli effetti non fa guadagnare punti politici, non aumenta l’elettorato, non è attualmente strategica per le lobby vicine al Palazzo e infine non genera ritorni economici o di immagine a breve termine.

Laicità

Laico non vuol dire affatto, come ignorantemente si ripete, l’opposto di credente (o di cattolico) e non indica, di per sé, né un credente né un ateo né un agnostico. Laicità non è un contenuto filosofico, bensì una forma mentis; è essenzialmente la capacità di distinguere ciò che è dimostrabile razionalmente da ciò che è invece oggetto di fede, a prescindere dall’adesione o meno a tale fede; di distinguere le sfere e gli ambiti delle diverse competenze, in primo luogo quelle della Chiesa e quelle dello Stato.
La laicità non si identifica con alcun credo, con alcuna filosofia o ideologia, ma è l’attitudine ad articolare il proprio pensiero (ateo, religioso, idealista, marxista) secondo principi logici che non possono essere condizionati, nella coerenza del loro procedere, da nessuna fede, da nessun pathos del cuore, perché in tal caso si cade in un pasticcio, sempre oscurantista. La cultura— anche cattolica — se è tale è sempre laica, così come la logica — di San Tommaso o di un pensatore ateo — non può non affidarsi a criteri di razionalità e la dimostrazione di un teorema, anche se fatta da un Santo della Chiesa, deve obbedire alle leggi della matematica e non al catechismo.

Una visione religiosa può muovere l’animo a creare una società più giusta, ma il laico sa che essa non può certo tradursi immediatamente in articoli di legge, come vogliono gli aberranti fondamentalisti di ogni specie. Laico è chi conosce il rapporto ma soprattutto la differenza tra il quinto comandamento, che ingiunge di non ammazzare, e l’articolo del codice penale che punisce l’omicidio. Laico — lo diceva Norberto Bobbio, forse il più grande dei laici italiani — è chi si appassiona ai propri «valori caldi» (amore, amicizia, poesia, fede, generoso progetto politico) ma difende i «valori freddi» (la legge, la democrazia, le regole del gioco politico) che soli permettono a tutti di coltivare i propri valori caldi. Un altro grande laico è stato Arturo Carlo Jemolo, maestro di diritto e libertà, cattolico fervente e religiosissimo, difensore strenuo della distinzione fra Stato e Chiesa e duro avversario dell’inaccettabile finanziamento pubblico alla scuola privata — cattolica, ebraica, islamica o domani magari razzista, se alcuni genitori pretenderanno di educare i loro figli in tale credo delirante.

Laicità significa tolleranza, dubbio rivolto anche alle proprie certezze, capacità di credere fortemente in alcuni valori sapendo che ne esistono altri, pur essi rispettabili; di non confondere il pensiero e l’autentico sentimento con la convinzione fanatica e con le viscerali reazioni emotive; di ridere e sorridere anche di ciò che si ama e si continua ad amare; di essere liberi dall’idolatria e dalla dissacrazione, entrambe servili e coatte. Il fondamentalismo intollerante può essere clericale (come lo è stato tante volte, anche con feroce violenza, nei secoli e continua talora, anche se più blandamente, ad esserlo) o faziosamente laicista, altrettanto antilaico.

Claudio Magris, sul Corriere della Sera, 20/01/2008, da leggere tutto qui.

A futura memoria


Sono stato in un posto in cui tutti cercano di vivere felici. E’ rincuorante scoprirne l’esistenza. Ho vissuto in una città in cui lo Stato, quello che noi siamo solo capaci di sognare, si adopera per rendere possibile la felicità dei propri cittadini e loro ne sono consapevoli. E’ un patto semplice il loro. Rispetti qualche regola fondamentale nel rispetto delle cose di tutti e poi fai quel che vuoi. Non mancano i problemi, certo. Secondo i nostri canoni, per esempio, è una città tremendamente sporca e ogni centimetro quadrato di muro è ricoperto di graffiti. Intollerabile agli occhi di un italiota! In giro ci sono facce di tutti i tipi, le strade sono vive giorno e notte, la vita costa poco, c’è una rete di ciclabili sterminata, la metropolitana ti permette di rinunciare all’auto, ci sono milioni di ristoranti di tutti i tipi e di tutti i prezzi, gli affitti sono in aumento ma son sempre più bassi di quelli pratesi, è una città sterminata e monumentale, ricca di qualsiasi tipo di cultura e in cui ognuno finisce per trovare quello che più gli piace. Scusate se è poco ma non c’ero abituato. Trincerato come sono in questa mediocrità di provincia di uno stato da terzo mondo. Sono stato in un paese adulto, dove la gente e chi la comanda sembra aver compreso cosa è meglio e cosa è peggio. E dove la gente si mescola senza sentirsi attaccata perchè riconosce che la mescolanza è bella e non può far che bene.

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2 giugno 2010

[…] Drammatica questa Festa perché può essere ricordata come l’avvio di un lento tramonto della democrazia repubblicana oppure il riscatto, la riconquista della nostra memoria storica per guardare al futuro.
fonte | dazebao

Io sono solidale col popolo palestinese

[…] io sono solidale col popolo palestinese, proprio perché sono ebreo. È il mio dovere di ebreo essere solidale con tutte le persone che soffrono a causa di ingiustizie, e quindi lo sono come essere umano, prima di tutto, perché questa e la mia… prima, come dire, identità; quella di essere umano universale, perché se non avessi la dignità di essere umano, non potrei neanche essere ebreo. Poi la mia identità ebraica, che è una delle mie altre identità, alla quale io tengo molto, mi ha insegnato che bisogna praticare la giustizia nei confronti di tutti; che bisogna praticare il riconoscimento dell’altro e l’accoglienza dell’altro; quindi io non sono… pro-palestinese, o cose di questo genere: io semplicemente assumo atteggiamenti che ritengo giusti, in primo luogo seguendo l’etica umana, quella dei diritti universali, in secondo luogo, l’etica della Torah, che è un riferimento che per altro è in piena sintonia con i diritti fondamentali dell’uomo”. Moni Ovadia
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Meemi: condividere il rumore di fondo

Meemi è una piattaforma di comunicazione e condivisione a 360° che si basa e pone la sua forza in due segmenti ben precisi: il social networking ed il microblogging. Il progetto è nato con lo scopo di condividere testi, citazioni, immagini, link preferiti, per organizzare eventi con familiari ed amici, collezionare video, conoscere nuovi amici e seguire la loro presenza nel “rumore di fondo” di ogni giorno attraverso la condivisione delle loro emozioni.
Meemi offre un servizio semplice, fruibile da tutti, da qualunque luogo ed in tempo reale, che tiene conto delle “caratteristiche peculiari” presenti in una discussione, come testi, immagini, suoni ed emozioni condivise. Rispetto a strumenti simili e concorrenti, Meemi possiede una curva di apprendimento molto semplice: in 10 secondi si è subito operativi, conoscendo nuovi amici, scambiando informazioni o partecipando a discussioni gia avviate. Un aspetto molto importante è che l’informazione presente sulla piattaforma è “geo localizzata” e direttamente “classificata” dall’utente finale; in tal modo si semplifica la ricerca, la notifica o lo “scoprire” nuovi amici o nuovi spunti di discussione.
La piattaforma si presta a svariati usi che incontrano le esigenze più disparate. Gestisce in modo semplice e veloce le discussioni, i brainstorming, l’organizzazione di eventi, la gestione delle relazioni tra utenti, lo scambio di informazioni private e lo scambio di file.
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Lettera ai vertici rai

Egregio Direttore Mucciate, Spettabile Direzione Sipra

E’ necessario evolvere ed è stimolante innovare! Di questo sono profondamente convinto, come lo sono moltissimi fedeli ascoltatori di Radio2. E’ stato garbatamente spiegato che sarebbe stato necessario un cambio di palinsesto su Radio2 “finalizzato a ringiovanire il suo pubblico” come si legge in un comunicato Sipra e come più volte detto dal Direttore Mucciante.
Penso sia altresì importante non commettere l’errore che molte aziende compiono nella foga di acquisire nuovi clienti/utenti, ovvero disinteressarsi di quelli acquisiti, lasciandoli liberi o motivandoli a cambiare. Leggiamo dell’incremento di ascolti nel 5° bimestre 2009 e ne siamo felici, ma questo accadeva prima che la rivoluzione Mucciante scendesse come una mannaia sulla rete.
Dal punto di vista mio, e di moltissimi altri ascoltatori sono stati compiuti diversi gravi errori di valutazione, se il vero fine era quello di “ringiovanire” il parco ascoltatori:
1) Un giorno da pecora, posizionato alle 14, pensate possa interessare i teenager in rientro dai licei, che con le loro cuffiette a quell’ora ascoltano i programmi di punta su 105 o DJ? Non vedo come un programma che ospita politici possa interessare un pubblico giovane.
2) Traffic, il programma giovane per eccellenza, dato in conduzione a due personaggi che sono più attenti a pubblicare le foto del loro abbigliamento trendy su FaceBook piuttosto che a strutturare una trasmissione che possa in qualche modo essere meno volgare e con contenuti di un minimo interesse. Girano a vuoto facendo discorsi autoreferenziali, tentativi di gag comiche di bassissimo profilo… insomma, un’ora inutile.
3) Io Chiara e L’oscuro, è forse insieme a Traffic la trasmissione meno ascoltata e più criticata nelle piazze virtuali frequentate da ascoltatori di Radio2… è una trasmissione lenta ed inutile, non veramente aperta alle opinioni del pubblico se non in apparenza. Non sarebbe stato meglio mantenere Condor, magari spostato al posto di questo psico obrobrio? Basti dire che molti rimpiangono addirittura Fabio e Fiamma…
4) Gli Spostati, che avevano già un pubblico giovane, chiaramente per l’orario in cui andavano in onda, sono stati “spostati” alle 6 del mattino… una loro particolarità era quella di avere spesso ospiti interessanti… avete affossato anche questa possibilità
5) Donne che parlano, è forse uno dei più grandi insulti all’attuale pubblico della rete, maschile e soprattutto femminile: in una fase in cui tutti i reality televisivi stanno pagando dazio con cali di ascolto, come potete pensare che possa essere una buona idea lanciarne uno radiofonico?

In buona sostanza è parere ampiamente diffuso che ci fosse bisogno di migliorie e di un aggiustamento di palinsesto, ma credo che la cancellazione di programmi molto seguiti come Condor o L’altro lato e l’inserimento di pattume radiofonico non sia utile al ringiovanimento, ma ottenga il risultato di scimmiottare e volersi allineare ai grandi Network (105/DJ) senza peraltro averne i mezzi, mortificando e frustrando ascoltatori fidelizzati che da molti anni a questa parte non avevano nemmeno mai pensato all’ipotesi di cambiare canale… Ora ci avete costretto a togliere la polvere dalla manopola e molti di noi, specie dalle 10 alle 11 e dalle 16 alle 17, sono migrati verso altre emittenti.

Gli ascoltatori di Radio 2 hanno un cervello ed hanno buona volontà, e lo hanno dimostrato seguendo le iniziative di Caterpillar o del Ruggito del Coniglio ad esempio, sono coesi e comunicano tra loro, come è evidente nei gruppi Facebook del Ruggito o di Grazie Per Averci Scelto.
Questi stessi ascoltatori vi stanno chiedendo a gran voce di avere maggiore rispetto per loro, per i loro gusti e per la loro intelligenza, ritornando su decisioni prese e risistemando quanto prima questo lacunoso palinsesto.
Diversamente l’unica possibilità che ci rimane per farci valere, nostro malgrado, è quella di continuare a cambiare canale, facendovi perdere share e quindi potere contrattuale per gli spazi pubblicitari, nonché tentare di boicottare pubblicamente le aziende i cui spot pubblicitari vengono inseriti nelle nuove trasmissioni, ovviamente comunicandolo alle suddette aziende e spiegandone il motivo. Lo faremo singolarmente, come tanti privati cittadini che democraticamente spiegano una propria scelta, senza grossi proclami, ma lo faremo.

Radio 2 ha un pubblico adulto di persone “pensanti”, siatene orgogliosi invece di rinnegarlo e mortificarlo con programmazioni di basso profilo… inoltre non dimenticate un aspetto Primario: Il Direttore di rete e tutti i suoi sottoposti sono nostri dipendenti, sia perché dipendenti statali, sia perché RAI percepisce un canone che noi paghiamo, a differenza dei Network Nazionali con in quali quindi non dovreste pensare di paragonarvi o confrontarvi.

Distinti Saluti

Amici, se lo gradite potete usare questo messaggio, modificarlo, integrarlo, cambiarlo… lo scopo è far arrivare più materiale possibile a Mucciante, alla Sipra e alla Commissione di Vigilanza Rai… magari non otterremo nulla ma almeno nulla sarà lasciato intentato… condividete pure con chi pensate possa essere interessato.

SIPRA corso Bernardino Telesio 25, 10146 Torino
f.mucciante@rai.it
Flavio Mucciante c/o
Rai Radio Televisione Italiana, Direzione Programmi, Via Asiago 10, 00195, Roma
Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi
c/o Palazzo San Macuto, Via del Seminario 76, 00186, Roma