Archivio mensile:febbraio 2009

Giacomo Balla

Hosting gratuito Il 1 marzo 1958 – muore a Roma il pittore, scultore e scenografo italiano Giacomo Balla

Ho un carattere ne così ne cosà, sono natura fatto da essa e non
dagli uomini, per cui vivrò da me certissimo della mia arte che fa
palese nella pittura la mia anima.

(Taccuini giovanili)

Daria Menicanti (1914- 1995)

il sabato poesia: Epigramma per il cuore

Se il cuore è innamorato
il fracasso che fa.
Io non capisco come mai la gente
non se ne avveda mentre quello va
tambureggiando sospeso nel petto
e non sosti interdetta a domandarsi
qual che si sia e chi fa

FotoAscolto #74

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Gino Severini

Hosting gratuito Il 26 febbraio 1966 – muore a Parigi il pittore italiano Gino Severini

Il gesto, per noi, non sarà più un momento fermato del dinamismo
universale: sarà, decisamente, la sensazione dinamica eternata come
tale. Tutto si muove, tutto corre, tutto volge rapido. Una figura non
è mai stabile davanti a noi, ma appare e scompare incessantemente
[…] I nostri corpi entrano nei divani su cui ci sediamo,
e i divani entrano in noi, così, come il tram che passa entra nelle case,
le quali alla loro volta si scaraventano sul tram e con esso si
amalgamo […] Le nostre sensazioni pittoriche non possono essere
mormorate. Noi le facciamo cantare urlare nelle nostre tele
che squillano fanfare assordanti e trionfali.

(Manifesto tecnico della pittura futurista, Boccioni-Carrà-Russolo-Balla-Severini)

La libertà e la giustizia #7/7

scritto da Albert Einstein (capitoli precedenti)
E in questo senso io chiamo questa religione la religione del terrore; la quale, se non creata, è stata almeno rafforzata e resa stabile dal formarsi di una casta sacerdotale particolare che si dice intermediaria fra questi esseri temuti e il popolo e fonda su questo privilegio la sua posizione dominante. Spesso il re o il capo dello stato, che trae la sua autorità da altri fattori, o anche da una classe privilegiata, unisce alla sua sovranità le funzioni sacerdotali per dare maggior fermezza al regime esistente; oppure si determina una comunanza d’interessi fra la casta che detiene il potere politico e la casta sacerdotale.
C’è un’altra origine dell’organizzazione religiosa: i sentimenti sociali. Il padre e la madre, capi delle grandi comunità umane, sono mortali e fallibili. L’aspirazione ardente all’amore, al sostegno, alla guida, genera l’idea divina sociale e morale. E’ il Dio-Provvidenza che protegge, fa agire, ricompensa e punisce. E’ quel Dio che, secondo l’orizzonte dell’uomo, ama e incoraggia la vita della tribù, l’umanità e la vita stessa; quel Dio consolatore nelle sciagure e nelle speranze deluse, protettore delle anime dei trapassati. Tale è l’idea di Dio considerata sotto l’aspetto morale e sociale.

Nelle Sacre Scritture del popolo ebreo si può seguire bene l’evoluzione della religione del terrore in religione morale che poi continua nel Nuovo Testamento. Le religioni di tutti i popoli civili, e in particolare anche dei popoli orientali, sono essenzialmente religioni morali. Il passaggio dalla religione-terrore alla religione morale costituisce un progresso importante nella vita dei popoli. Bisogna guardarsi dal pregiudizio che consiste nel credere che le religioni delle razze primitive sono unicamente religioni-terrore e quelle dei popoli civili unicamente religioni morali. Ogni religione è in fondo un miscuglio dell’una e dell’altra, con una percentuale maggiore tuttavia di religione morale nei gradi più elevati della vita sociale.
Tutte queste religioni hanno comunque un punto comune, ed è il carattere antropomorfo dell’idea di Dio: oltre questo livello non si trovano che individualità particolarmente nobili. Ma in ogni caso vi è ancora un terzo grado della vita religiosa, sebbene assai raro nella sua espressione pura ed è quello della religiosità cosmica. Essa non può essere pienamente compresa da chi non la sente poiché non vi corrisponde nessuna idea di un Dio antropomorfo. L’individuo è cosciente della vanità delle aspirazioni e degli obiettivi umani e, per contro, riconosce l’impronta sublime e l’ordine ammirabile che si manifestano tanto nella natura quanto nel mondo del pensiero. L’esistenza individuale gli dà l’impressione di una prigione e vuol vivere nella piena conoscenza di tutto ciò che è, nella sua unità universale e nel suo senso profondo.

La libertà e la giustizia #7/7

scritto da Albert Einstein (capitoli precedenti)
E in questo senso io chiamo questa religione la religione del terrore; la quale, se non creata, è stata almeno rafforzata e resa stabile dal formarsi di una casta sacerdotale particolare che si dice intermediaria fra questi esseri temuti e il popolo e fonda su questo privilegio la sua posizione dominante. Spesso il re o il capo dello stato, che trae la sua autorità da altri fattori, o anche da una classe privilegiata, unisce alla sua sovranità le funzioni sacerdotali per dare maggior fermezza al regime esistente; oppure si determina una comunanza d’interessi fra la casta che detiene il potere politico e la casta sacerdotale.
C’è un’altra origine dell’organizzazione religiosa: i sentimenti sociali. Il padre e la madre, capi delle grandi comunità umane, sono mortali e fallibili. L’aspirazione ardente all’amore, al sostegno, alla guida, genera l’idea divina sociale e morale. E’ il Dio-Provvidenza che protegge, fa agire, ricompensa e punisce. E’ quel Dio che, secondo l’orizzonte dell’uomo, ama e incoraggia la vita della tribù, l’umanità e la vita stessa; quel Dio consolatore nelle sciagure e nelle speranze deluse, protettore delle anime dei trapassati. Tale è l’idea di Dio considerata sotto l’aspetto morale e sociale.

Nelle Sacre Scritture del popolo ebreo si può seguire bene l’evoluzione della religione del terrore in religione morale che poi continua nel Nuovo Testamento. Le religioni di tutti i popoli civili, e in particolare anche dei popoli orientali, sono essenzialmente religioni morali. Il passaggio dalla religione-terrore alla religione morale costituisce un progresso importante nella vita dei popoli. Bisogna guardarsi dal pregiudizio che consiste nel credere che le religioni delle razze primitive sono unicamente religioni-terrore e quelle dei popoli civili unicamente religioni morali. Ogni religione è in fondo un miscuglio dell’una e dell’altra, con una percentuale maggiore tuttavia di religione morale nei gradi più elevati della vita sociale.
Tutte queste religioni hanno comunque un punto comune, ed è il carattere antropomorfo dell’idea di Dio: oltre questo livello non si trovano che individualità particolarmente nobili. Ma in ogni caso vi è ancora un terzo grado della vita religiosa, sebbene assai raro nella sua espressione pura ed è quello della religiosità cosmica. Essa non può essere pienamente compresa da chi non la sente poiché non vi corrisponde nessuna idea di un Dio antropomorfo. L’individuo è cosciente della vanità delle aspirazioni e degli obiettivi umani e, per contro, riconosce l’impronta sublime e l’ordine ammirabile che si manifestano tanto nella natura quanto nel mondo del pensiero. L’esistenza individuale gli dà l’impressione di una prigione e vuol vivere nella piena conoscenza di tutto ciò che è, nella sua unità universale e nel suo senso profondo.